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Teneri cowboy
DANIEL MENDELSOHN

I segreti di Brokeback Mountain, film diretto da Ang Lee, tratto dall'omonimo racconto di E. Annie Proulx

Quella de I segreti di Brokeback Mountain, l'elogiatissimo film di recente uscita tratto fedelmente dall'omonimo racconto di Annie Proulx, è la storia di due uomini omosessuali. Due gay. Ad alcuni sembrerà strano dirlo; ad altri sembrerà strano doverlo dire. Strano, perché come ormai è risaputo la storia parla di due giovani lavoranti di un ranch del Wyoming che nel 1963, ancora adolescenti, si innamorano e per vent'anni portano avanti di nascosto il loro tormentato rapporto. E com'è risaputo, quando tanta gente sente parlare di "due uomini omosessuali" o "due gay" l'immagine che le si presenta davanti agli occhi difficilmente sarà quella di due rudi cowboy che sparano agli alci e montano per divertimento dei cavalli bradi.

Due uomini omosessuali: è strano doverlo dire proprio adesso, perché a proposito di questo film, tanto nella campagna pubblicitaria quanto nelle adulatorie recensioni, è stato nettamente e ripetutamente sottolineato il fatto che la vicenda non è una storia gay ma, anzi, un'epopea romantica e travolgente che esercita un richiamo "universale". Colpisce l'impegno con cui recensori di tutti gli Stati Uniti, rappresentanti di testate dei più vari orientamenti ideologici, abbiano tentato di sminuire i contenuti specificamente gay del film, come dimostra in maniera palese un campione preso a caso dalle recensioni inserite sul sito ufficiale del film: il critico del Wall Street Journal ha asserito che «le storie d'amore vanno e vengono, ma questa ti resta dentro, non perché gli innamorati siano due uomini ma perché la loro storia è piena di vita e struggimento, e di sentimenti veri»; il Los Angeles Times, invece, ha dichiarato che I segreti di Brokeback Mountain racconta «una storia d'amore molto sentita e commovente che, come già tanti film tradizionali, mette a fuoco i lati misteriosi e inesplorati del cuore umano. Qui si dà il caso che gli innamorati siano due uomini».

Ancora un mese dopo l'uscita del film moltissimi recensori si opponevano indignati alla diffusa tendenza di definirlo "il film sui cowboy gay". «È una definizione troppo facile e il film va ben oltre ciò che la definizione sottintende», ha scritto con sussiego il critico del Minneapolis Star Tribune. «Quella che narra è una vicenda umana». A quest'enfasi retorica viene dato largo spazio nel battage organizzato intorno al film, che nel citare commenti del genere riflette il comprensibile desiderio del produttore di imporlo come una pellicola non destinata a un mercato "di nicchia" ma adatta a un pubblico ampio, a prescindere dai tempi, dai luoghi e dai personaggi che descrive (nelle quarantanove pagine di note di produzione distribuite ai recensori dall'ufficio stampa del film non si usa mai né "gay" né "omosessuale" in riferimento ai due protagonisti). «È un film che parla dritto al cuore dell'America», dichiara un annuncio pubblicitario che circola attualmente sulla stampa e nella foto compare uno solo dei due attori principali, Heath Ledger, che sorride sotto il suo cappello da cowboy. Il trailer trasmesso dalla televisione americana subito dopo l'assegnazione dei Golden Globe mostrava spezzoni del film in cui i due uomini abbracciano le mogli e mai i due che si abbracciano l'un l'altro.

La riluttanza a parlare esplicitamente dei temi e dei contenuti del film era lampante alla serata dei Golden Globe, durante la quale I segreti di Brokeback Mountain è risultato vincitore dei premi più importanti: quelli assegnati al miglior film drammatico, al miglior regista e alla migliore sceneggiatura. Quando è stato proiettato in sala un breve collage di spezzoni, quella narrata è stata definita «la storia di un conflitto immenso» e l'attore che più avanti ha elencato i nomi degli interpreti candidati al premio per il miglior attore drammatico ha descritto il personaggio impersonato da Heath Ledger come «un cowboy coinvolto in un amore complicato». Dopo aver ricevuto il premio, riferiscono le cronache, Ang Lee ha commentato: «Questa è una vicenda universale. La mia intenzione era semplicemente quella di portare sullo schermo una storia d'amore».

 

Poiché come tutti o quasi tutti ne ho ammirato i tanti pregi, mi sembra necessario contraddire l'enfasi particolare con cui il film viene promosso e accolto. Perché vedere quella de I segreti di Brokeback Mountain come una storia d'amore, addirittura come una storia di sentimenti umani e universali, significa fraintenderla sul serio e quindi sminuire inevitabilmente i suoi veri meriti.

Dal punto di vista tanto narrativo quanto iconografico, la pellicola narra una tragedia che ruota intorno al motivo specifico dell'omosessualità vissuta clandestinamente e descrive le disastrose conseguenze a livello emotivo e morale di una repressione erotica autoimposta e dell'intolleranza sociale che prima provoca e poi inasprisce questa repressione. Quel tanto di storia d'amore che c'è viene mostrato all'inizio del film, e brevemente, nell'idillio estivo sbocciato fra due ragazzi soli, il taciturno Ennis e l'esuberante Jack, guardiani di un gregge su una montagna del Wyoming, che dopo un primo approccio sessuale si innamorano. L'unica rappresentazione visiva della loro felicità di innamorati è una breve ripresa in cui i due giocano scatenati a torso nudo sull'erba. È una scena silenziosa, senza voci, e questo le dà un'atmosfera innaturale ma soprattutto un significato particolare: poco dopo, infatti, si scopre che le immagini sullo schermo sono le stesse che osserva il datore di lavoro dei due, spiandoli col binocolo.

Da quel momento, poiché l'amore che li lega non può far parte della vita che tutti e due sono convinti di dover condurre, Ennis e Jack sono perseguitati da un'infelicità che alla fine rovina loro e tutte le persone a loro vicine con l'implacabile sistematicità di una tragedia greca. Di fatto, dalla vicenda escono distrutte intere famiglie. Il matrimonio di Ennis con una ragazza dolce, attaccata alle convenzioni sociali, si disintegra, facendo scempio delle semplici illusioni di lei e intossicando la vita domestica delle due figlie; dall'altra parte, Lureen, la moglie giovane e stizzosa di Jack, diventa una donna fredda e bisbetica e le acconciature sempre più elaborate e artificiose che sfoggia segnalano visivamente la falsità crescente su cui poggia il rapporto della coppia. La sofferenza non viene risparmiata nemmeno alla giovane e attraente cameriera con cui Ennis – enigmatico tanto con lei quanto con se stesso – ha un'avventura dopo il divorzio (l'episodio, semplicemente accennato nel racconto, acquista molto più risalto nel film). La virulenza di Ennis e Jack, tuttavia, non deriva dall'essere gay, ma dal fingere di non esserlo; è la menzogna ad avvelenare tutti coloro con cui entrano in contatto.

Quanto a loro due, le vacanze brevi e sporadiche che riescono a fare insieme nel corso degli anni – le "battute di pesca" durante le quali non prendevano mai un pesce, come sottolinea la moglie di Ennis, ancora amareggiata a distanza di anni dal naufragio del loro matrimonio – sono sempre più tormentate dallo spettro di un'esistenza più felice che sarebbe stata alla loro portata se avessero potuto vivere insieme. L'ultima di queste vacanze (prima che Jack venga ucciso a bastonate per strada in quello che, attraverso un flashback, viene presentato inequivocabilmente come un pestaggio antigay) si consuma fra recriminazioni reciproche. «Avessi almeno la forza di lasciarti!», grida fra le lacrime Jack, ormai prossimo alla mezza età, umiliato al pensiero di essere stato costretto per anni a cercare consolazione fra le braccia di marchette messicane. «È per te che mi sono ridotto cosí. Ho… ho fallito in tutto. Non… non valgo niente», singhiozza il poverissimo Ennis crollando a terra nella polvere. Ovviamente, Ennis intende dire che non è "niente" perché innamorandosi di Jack è stato obbligato a riconoscere l'esistenza di una passione vera che non ha sbocco, di una natura sessuale che egli non può ignorare ma che né l'ambiente da cui proviene né la sua situazione l'hanno aiutato a integrare nella sua vita. Nel corso degli anni, Ennis respinge ripetutamente la proposta di Jack di andare a vivere insieme e di mettere su da qualche parte «un podere, una cosa piccola, non so… un allevamento di bovini», bloccato com'è dall'incapacità anche solo di immaginare come potrebbe essere una vita felice.

Una delle ragioni per cui Ennis non riesce a figurarsi una vita felice col suo compagno è legata a un suo terribile ricordo d'infanzia presentato attraverso un flashback: il ricordo di quando, a otto anni, suo padre lo portò a vedere il cadavere del lavorante gay di un ranch che era stato prima torturato poi ucciso a bastonate (scena che prefigura quella della morte di Jack). Il riferimento esplicito a un trauma infantile rivela un altro motivo determinante per cui quella di Brokeback va vista specificamente come una tragedia gay. In un'altra recensione che censurava l'uso della definizione di "film sui cowboy gay" («una semplificazione crudele»), Roger Ebert, critico del Chicago Sun Times, ha descritto con evidente compartecipazione il dilemma di Ennis e Jack dichiarando che «la loro è una tragedia universale. Al loro posto potrebbero esserci due donne, o due innamorati di etnia o religione diversa: un qualsiasi amore "proibito"». Le intenzioni sono buone; ma si tratta di un giudizio seriamente fuorviato. La tragedia di due innamorati eterosessuali appartenenti a gruppi etnici o religiosi diversi è in sostanza una tragedia di carattere sociale e l'irrazionalità delle interdizioni sociali che impediscono ai due di amarsi, interdizioni contro cui gli stessi innamorati possono legittimamente riversare la propria rabbia e il proprio disprezzo, dovrebbe indignare chi segue il dipanarsi della tragedia.

Ma quei due innamorati, quantunque sfortunati, non disprezzano mai se stessi. Come il film chiarisce con tanta eloquenza, la tragedia di due innamorati gay come Jack e Ennis è solo secondariamente di carattere sociale. La loro tragedia ha inizio molto prima che si conoscano ed è anzitutto psicologica, è la tragedia di due animi martoriati fin dalle prime avvisaglie di un desiderio erotico che nel mondo in cui vivono – fin dall'infanzia in seno alla famiglia, come l'atroce flashback di Ennis vuole ricordarci – viene definito patologico, odioso e letale. Giulietta e Romeo (e noi con loro) potranno anche odiare il resto del mondo, i Montecchi e i Capuleti, Verona; imparando cosí presto a odiare l'omosessualità, invece, i giovani che hanno impulsi omosessuali crescono molto spesso odiando se stessi, si convincono di avere qualcosa che non va molto prima di capire che la magagna sta nella società. E questa è la verità che Heath Ledger, che veste i panni di Ennis, ha compreso benissimo – «La paura gli era stata inculcata fin da piccolo e per questo il suo modo di amare lo disgustava» – e l'ha portata sullo schermo con straordinaria bravura, in una interpretazione giustamente applaudita. La repressione autoimposta di Ennis e la ripulsa che egli prova verso di sé si traducono sullo schermo in particolari fisici che sconcertano; la camminata goffa e quasi zoppicante, i gesti legati, il modo in cui a malapena apre la bocca quando parla descrivono tutti in maniera esplicita un uomo tormentato semplicemente dall'essere in quel corpo, dall'essere l'uomo che è.

 

 

E questo è tutto per quanto riguarda l'idea che I segreti di Brokeback Mountain racconti una storia d'amore come tante, anche tragiche. Nonostante la retorica ufficiale, va detto a loro grande merito che i realizzatori del film – gli sceneggiatori Larry McMurtry e Diana Ossana, il regista Ang Lee – avevano ben presente che l'omosessualità nascosta era il tema centrale. Nella pellicola i motivi della repressione, della costrizione, del vuoto di una vita non realizzata – che sfociano tutti nel "niente" del sofferto discorso di Ennis – vengono consistentemente tradotti con un'appropriata metafora spaziale; dati i temi omoerotici del film, quest'artificio risulta particolarmente espressivo. I due innamorati sono felici solo nelle vaste, sconfinate distese all'aperto, quando le immagini spettacolose di cieli immensi e paesaggi senza fine indicano in maniera significativa che il sentimento che provano i due uomini è "naturale". Per contro, ogni qual volta Ennis e Jack sono ritratti al chiuso, in scene che mostrano il fallimento della loro vita domestica e sociale, l'immagine che si ha di loro è angusta e claustrofobica (Ennis, in particolare, lo si vede spesso riflesso in vari specchi, come una figura confinata in una minuscola cornice). C'è una sequenza in cui Ennis nel Wyoming e Jack in Texas si preparano ansiosi per una delle loro "battute di pesca" e mentre fanno i bagagli – con Ennis che quasi dimentica di prendere l'attrezzatura, elemento inutilizzato e sempre meno convincente della messinscena che ripropone alla moglie ogni volta che parte con Jack – sia l'uno sia l'altro camminano avanti e indietro per la casa come animali in gabbia.

Il culmine di questo contrasto visivo coincide con il momento clou del film, che si snoda in due scene consecutive nelle quali spiccano degli armadi (in inglese, l'espressione in the closet, letteralmente "nell'armadio", viene usata molto spesso in riferimento a chi tiene nascosta la propria omosessualità). Nella prima scena Ennis, ormai prossimo alla quarantina e distrutto dal dolore, visita la casa d'infanzia di Jack e nel piccolo armadio della sua cameretta spoglia scopre due camicie – una sua e una di Jack, le stesse che avevano la famosa estate a Brokeback Mountain – che Jack con gesto sentimentale ha infilato l'una dentro l'altra (alla fine di quell'estate Ennis si era convinto di aver perso la propria e lo spettatore capisce adesso che gliel'aveva presa Jack per tenerla da conto). L'immagine delle due camicie nascoste nell'armadio e conservate in un abbraccio che i due uomini non hanno mai potuto godersi fino in fondo – attinta cosí com'è dal racconto della Proulx – si erge commoventemente a simbolo iconografico della tragedia narrata. Resosi conto troppo tardi di quanto sia stato amato e di quanto grande sia la perdita che ha subíto, Ennis resta nello spazio angusto e senza finestre della cameretta e accarezza le due camicie piangendo in silenzio.

Nella scena successiva è un altro indumento dimenticato a scatenare in lui un'analoga e altrettanto tragica folgorazione. Ennis, che ha raggiunto ormai la mezza età e abita da solo in una roulotte malandata e quasi senza mobili (proprio qui è ambientato l'inizio del racconto, che si svolge poi come un lungo flashback), riceve la visita di una delle figlie, che gli annuncia di essersi fidanzata e di volersi sposare. «Ma questo… Kurt… ti ama… veramente?», le chiede allora con istinto protettivo, afflitto, come se avesse capito troppo tardi che questa è l'unica cosa che conta. Dopo un po' che è andata via, Ennis si accorge che la figlia ha dimenticato lí il maglione e quando va ad aprire il suo piccolo armadio per riporvelo, ecco che si vedono le due camicie della famosa estate, tuttora l'una indosso all'altra, appese all'interno dello sportello sotto una cartolina stropicciata di Brokeback Mountain. Un istante dopo la macchina da presa arretra, allargando la scena inquadrata, e accanto all'armadio si nota la cornice rettangolare di una finestrella da cui si intravede un campo di fiori gialli, le montagne e il cielo. La contrapposizione dei due spazi, quello angusto e soffocante dell'armadio e la finestra col suo panorama sconfinato, rimanda con grande e angosciosa efficacia alla tragedia di quest'uomo, alla vita che ha vissuto, alla vita che avrebbe potuto vivere. Con le lacrime agli occhi Ennis guarda l'armadio e dice: «Jack, io ti giuro…», ma non porta mai a compimento la frase, cosí come non ha mai portato a compimento la propria vita.

 

 

Uno dei tentativi più tormentati per dare a intendere che gli eroi tragici di Brokeback Mountain non siano "veramente" gay – tentativo tormentato, ma nient'affatto insolito – è apparso nientedimeno che sulle pagine del San Francisco Chronicle, in un articolo del critico Mick LaSalle. Nell'articolo, quest'ultimo sostiene che il film «parla di due uomini innamorati, e la cosa non ha senso. Non ha senso pensando a chi sono, a dove sono, a come vivono e all'immagine che hanno di sé. Non ha senso pensando a come si guadagnano da vivere o a come probabilmente voterebbero alle elezioni politiche … La situazione è emotivamente molto intensa, in larga parte perché è una situazione molto specifica e nello stesso tempo indefinita. I due uomini, due cowboy, si amano, ma non si capisce mai bene se si amano perché sono gay o se sono gay perché si amano. Se non si fossero mai conosciuti, è possibile che almeno uno di loro, se non tutti e due, avrebbe continuato a vivere da etero».

Questo commento, per quanto bonario nelle intenzioni, enuclea l'errore presente in molte recensioni del film. A questo punto appare chiaro che I segreti di Brokeback Mountain ha ricevuto tanta attenzione da parte di critica e pubblico anche perché in superficie sembra normalizzare quella che molti classificano come un'esperienza gay portandola nello scenario noto del "cuore dell'America" (fosse stata, mettiamo, una storia d'amore clandestina fra due arredatori ambientata a New York negli anni Settanta, sorge il sospetto che le réclame a tutta pagina che strombazzano sulle principali testate statunitensi i temi "universali" del film non si sarebbero mai viste). Il fatto che i protagonisti di questa pellicola vestano i panni del cowboy, tuttavia, non li rende meno gay, né rende meno gay la loro storia. Un'opinione come quella di LaSalle e di tanti altri commentatori decisi a convincere il pubblico che Brokeback non sia un film "veramente" gay, che l'amore di Ennis e Jack "non ha senso" perché i due lavorano in un ranch del Wyoming e probabilmente voterebbero repubblicano funziona soltanto se si crede che essere gay significhi vestirsi in una certa maniera, o avere un certo stile di vita (per esempio, metropolitano), o certe tendenze politiche: cioè, che sia tutto meno che il semplice fatto di essere sessualmente attratti da persone del proprio stesso sesso.

Tant'è vero che da anni le persone gay cercano di far capire – idea che adesso il film potrebbe diffondere, se solo i suoi facondi ammiratori dessero retta a quel che dice – che la persona tipicamente gay non esiste, che non esiste una persona strana e diversa nell'aspetto con cui Jack Twist e Ennis Del Mar non hanno nulla in comune, e grazie al cielo, viene spontaneo pensare a molti commentatori (è senz'altro significativo che il film si discosta in maniera evidente dal racconto della Proulx solo in due scene volte palesemente a sottolineare che Jack e Ennis rappresentano a pieno titolo la figura del macho americano: la prima, quando Jack ha la meglio nello scontro con il suocero rude e villano durante la festa del Ringraziamento; la seconda, quando Ennis prende a pugni due loschi motociclisti a una scampagnata il giorno dell'Indipendenza, in una scena che culmina con l'immagine di lui stagliato a testa alta contro il cielo mentre esplodono i fuochi d'artificio).

Il vero merito de I segreti di Brokeback Mountain non è il fatto che narra una storia d'amore universale che, si dà il caso, ha per protagonisti due personaggi gay, ma il fatto che narra una storia marcatamente gay che, si dà il caso, è raccontata benissimo, a tal punto da commuovere qualsiasi persona di sentimento. Chi come molti insiste a dire che la vicenda si può seguire con partecipazione anche perché Ennis e Jack non sono veramente omosessuali, perché sono più vicini al cuore dell'America che vicini "ai gay", non fa altro che confinarli di nuovo nell'armadio soffocante che Ang Lee e i suoi collaboratori hanno portato allo scoperto in maniera tanto bella e straziante.

 

(Traduzione di Claudia Valeria Letizia)


DANIEL MENDELSOHN studioso del mondo classico, è stato insignito del George Jean Nathan Prize per i suoi articoli di critica pubblicati su The New York Review of Books e ha ottenuto una Guggenheim Fellowship. È autore di The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity (Knopf, 1999); e di Gender and the City in Euripides' Political Plays (Oxford University Press, 2002).

 
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