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Procreazione proibita
GILBERTO CORBELLINI

Tanto tuonò che piovve. Purtroppo la non irresistibile mobilitazione del mondo politico cattolico, sfruttando la debolezza e la confusione della cultura laica, e organizzandosi trasversalmente nel Parlamento più improbabile della storia repubblicana, e forse di tutta l'Italia postunitaria, ha prodotto con la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita una vera e propria mostruosità normativa. Non solo perché si tratta di una legge palesemente incostituzionale, dannosa per la salute delle donne che utilizzeranno d'ora in poi in Italia le tecniche di fecondazione assistita, e tale per cui si rischia di far nascere più bambini con malattie genetiche. O perché pretende di derivare una normativa di interesse medico-sanitario da pregiudizi etico-religiosi. In fondo, le (in)civiltà umane alimentate dal fanatismo religioso continuano a causare "legalmente" sofferenze a milioni di uomini e donne. Se non sono trascorsi molti decenni da quando è cessata la pratica millenaria di fasciare e deformare i piedi delle donne cinesi, si continuano a circoncidere i bambini, e oltre cento milioni di donne nel mondo subiscono, nel nome di tradizioni discutibili, la barbarie dell'infibulazione e della clitoridectomia.

Quello che forse appare più incredibile, tenendo conto della secolarizzazione della società italiana e delle aspirazioni di questo paese, che vorrebbe collocarsi tra le knowledge based economies, sono l'inattualità e l'intento punitivo della legge, così come la falsità e pretestuosità degli argomenti utilizzati per difenderla. Si tratta di un insulto all'intelligenza dei cittadini italiani, che sono stati trattati alla stregua di meri sudditi. Mentre le coppie meno fortunate, che aspirano soltanto a una maternità per loro impraticabile o rischiosa nei modi naturali, finalmente resa possibile dai progressi della medicina, sono considerate alla stregua di genitori irresponsabili e perversi. Per non dire delle persone affette da patologie gravemente invalidanti, che per questo Parlamento sono cittadini di serie B, visto che una delle conseguenze della nuova legge sarà la proibizione di qualsiasi ricerca nel campo della medicina rigenerativa che mira a studiare le cellule staminali embrionali allo scopo di sviluppare cure potenzialmente utili per milioni di individui sofferenti.

 

Viene da chiedersi come sia stato possibile promulgare nel 2004 una legge del genere, nonostante i proclami di liberalismo e pluralismo enunciati prima e dopo le ultime elezioni da autorevoli esponenti della maggioranza. E nonostante gli intenti bellicosi dell'opposizione. Ma soprattutto a fronte di sondaggi che dimostrano come la maggioranza dei cittadini ritenga moralmente lecito ricorrere alla fecondazione eterologa, ovvero alla donazione di gameti, vietata dalla legge, nonché giudichi ingiustificato vietare la crioconservazione degli embrioni e la diagnosi preimpianto. Inoltre, quando opportunamente intervistati e informati, sono sempre maggioranza coloro che ritengono moralmente accettabile utilizzare gli embrioni già crioconservati e destinati a essere distrutti per studi sperimentali da cui potrebbero derivare trattamenti rigenerativi per gravi malattie come l'infarto, il diabete, il Parkinson e l'Alzheimer.

Viene anche da domandarsi come mai sia così difficile raccogliere le firme necessarie per indire i referendum, sia quello abrogativo promosso dall'Associazione Luca Coscioni e dai radicali, sia quelli che coinvolgono strati più ampi del mondo laico e mirano a modificare la legge per quanto riguarda gli articoli più assurdi. Anche se la fecondazione assistita interessa una proporzione quantitativamente non molto significativa di popolazione, sul piano politico e civile solleva questioni di portata non inferiore a quelle che erano in gioco ai tempi della legalizzazione del divorzio e dell'interruzione di gravidanza. Peraltro, questa legge è in netto contrasto con la dottrina del consenso informato, e rappresenta un pericolosissimo precedente.

Certamente ha contato la quasi assenza di un dibattito degno di un paese civile nei mezzi di informazione, a testimonianza di un pernicioso controllo politico e di un sistema di autocensura dei media. Di fatto, anche la qualità del giornalismo, almeno in termini di indipendenza e capacità di analizzare obiettivamente i temi controversi, lascia alquanto a desiderare. Ma una spiegazione non meno plausibile ha forse a che fare con il fatto che, in concomitanza con lo scadimento della classe politica, anche il mondo intellettuale è andato incontro a un rapidissimo declino. O, meglio, ha perso di vista le frontiere odierne dei diritti civili, e il senso che assume la laicità dello stato. Tutti devono dire la loro sulla legge elettorale o sulle alchimie politiche che dovrebbero trasformare, ma solo in apparenza, questa democrazia in un sistema politico-istituzionale efficiente. Di fronte alla protervia integralista del mondo cattolico e all'offesa dei più elementari diritti delle persone, i nostri intellettuali sono stati in buona parte accuratamente zitti. Sicuramente anche perché non hanno sufficiente cultura scientifico-filosofica per capire di cosa si stia parlando.

Nessuno sembra essersi accorto che tutti i passaggi che hanno portato alla legge 40/2004 sono stati condotti dagli esponenti del clero e dai politici cattolici come una resa dei conti nei riguardi della cultura laica. Con l'aiuto di alcune disinvolte figure mediatiche e di alcuni pseudoliberali che dietro la retorica del pericolo comunista mirano solo ad accumulare potere, si è agito per imporre in maniera impropria con il voto parlamentare una particolare visione etico-religiosa della procreazione come legge dello stato.

Il presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, che praticamente gestisce il Comitato come un tribunale che deve giudicare quali leggi e scelte meglio corrispondano al credo cattolico, insiste nel dire che la legge 40/2004 vuole affermare un principio etico, che mira alla tutela del nascituro. È un'etica curiosa quella che nel nome di assunti metafisici tutti da dimostrare, che equiparano un embrione che si sviluppa in vitro a uno che vive nell'utero o addirittura a una persona umana, impone alle donne che intendono utilizzare le tecniche di fecondazione assistita maggiori sofferenze e rischi per la salute. Ma, in fondo, si tratta proprio di quell'etica cattolica che è stata funzionale e si è affermata nelle società del passato, illiberali ed economicamente misere, e che valorizza la sofferenza per diversi scopi di controllo sociale.

Quando i bioeticisti cattolici, tutti indistintamente, affermano che questa legge ha inteso sancire un principio etico, e ragionano come se solo la posizione da loro sostenuta fosse etica, di fatto si trovano poi di fronte a una serie di posizioni laiche che si preoccupano più di confutare i loro argomenti, che di affermare positivamente un punto di vista alternativo e altrettanto legittimo. A meno di non aderire, come poi assumono implicitamente i cattolici, a una concezione confessionale dello stato. Oltre che non meno legittima, una chiara posizione laica sulla procreazione assistita si rivelerebbe più coerente e produrrebbe meno danni e più benefici per le persone coinvolte. Insomma, i laici italiani dovrebbero una buona volta smetterla di manifestare una sorta di complesso di inferiorità morale nei riguardi dell'etica cattolica, o di continuare a ragionare in funzione del timore che assumendo posizioni troppo laiche e contrapponendosi alla chiesa ci si gioca il voto politico dei cattolici. L'etica cattolica, come tutte le etiche religiose, è rispettabilissima, ma nessuno deve dimenticare che ha prodotto, come tutte le etiche religiose, molte più tragedie e svantaggi rispetto alle concezioni maturate per favorire un'organizzazione laica della società. E non ci sono elementi validi per pensare che le cose possano cambiare, come dimostra l'atteggiamento ufficiale della chiesa cattolica in merito alle scelte personali in materia di vita, morte, salute e malattia.

 

Se mancavano prove del fatto che la legge approvata a febbraio incarna l'ennesimo attacco alla concezione laica e liberale dello stato, queste sono state ulteriormente fornite dall'iter di approvazione delle linee guida che ne regolamenteranno l'applicazione. Per esempio, si ricorderà che in occasione della sentenza con cui nel maggio scorso il giudice Felice Lima di Catania impedì la diagnosi preimpianto degli embrioni di due coniugi portatori sani di talassemia obbligando il loro impianto in utero, malati o non malati, persino il ministro "salutista" Sirchia aveva fatto capire che il regolamento doveva migliorare la legge. Almeno per quanto riguardava la possibilità da parte della donna di revoca del consenso all'impianto quando vi fossero problemi di salute per lei o per il nascituro. E così garantivano anche i deputati della Margherita, l'onorevole Rosy Bindi in testa, che dicevano di aver avuto, in cambio del voto, la promessa che l'articolo in questione sarebbe stato cambiato.

Sono stati invece ribaditi tutti i contenuti più illiberali e pericolosi della legge 40/2004, definita dal quotidiano francese Le Monde "legge burka", per i connotati di puro fanatismo etico-religioso che incarna. Gli stessi lavori della Commissione insediata nel marzo scorso dal ministro, e zeppa non tanto di tecnici quanto di esponenti tra i più intransigenti e fidati della bioetica e della medicina cattolica, sono stati a quanto pare una farsa. Il presidente della seconda sezione del Consiglio Superiore di Sanità si è dimesso per protesta e lo stesso ha fatto il relatore. Entrambi dichiarando che queste linee guida sono state scritte da dilettanti che miravano soltanto a dare un'interpretazione ancor più faziosa della legge.

Il regolamento ha per esempio confermato l'assurda equiparazione della diagnosi preimpianto a una pratica eugenica, un'insensatezza storico-concettuale frutto di malafede e propaganda. Come si può paragonare l'uso delle diagnosi per evitare di mettere al mondo un bambino affetto da grave malattia con la pratica coattiva di esercitare un controllo sociale sulla riproduzione per migliorare la razza? Ma perché stupirsi? Gli argomenti portati a favore di questa legge hanno la stessa logica delle tesi sostenute dall'Inquisizione medievale. Così, dopo aver affermato che la diagnosi preimpianto va vietata per ragioni etiche, ovvero per impedire la selezione di embrioni, si prova a disincentivare comunque tale tecnica dichiarando falsamente che non sarebbe affidabile ma solo sperimentale. Allo stesso tempo, tuttavia, si consente l'osservazione al microscopio degli embrioni, per eliminare quelli affetti da evidenti anomalie! Qui la logica evidentemente fa difetto! Ma, come vedremo, l'incoerenza è un tratto costante negli argomenti a difesa della concezione cattolico-integralista della procreazione. Quello che interessa non è la coerenza, ma privare i genitori di qualsiasi informazione genetica per poter decidere in modo informato.

Anche questo non stupisce. Da qualche tempo, alcuni bioeticisti cattolici vanno predicando che è assurdo che i pazienti siano informati e possano autonomamente decidere, loro e non il medico, di ciò che li riguarda a livello di salute e malattie. La dottrina del consenso informato che sancisce l'autonomia decisionale del paziente viene indicata come l'origine di gran parte dei mali sociali, e l'espressione di una società individualistica. Da qui in avanti ne vedremo sicuramente delle belle.

 

C'è stato chi, con scarsa comprensione dei termini, come Marco Olivetti e Antonio Socci, ha accusato i promotori dei referendum di "darwinismo etico", forse sperando così di confortare e rafforzare il tentativo del ministro Moratti di cancellare tale pericolosa teoria biologica dall'insegnamento scolastico. Paradossalmente i "darwiniani", nel senso in cui costoro intendono l'aggettivo, sarebbero proprio loro, se fosse valida l'interpretazione ottusa del darwinismo applicato alla società. Per cui bisognerebbe sempre lasciar fare tutto alla natura, che conosce il bene della specie e lo persegue a scapito del fatto che individualmente possiamo soffrire. Ma i darwiniani intelligenti, che hanno capito la lezione del vecchio Charles, usano il cervello di cui la selezione li ha dotati per concepire norme etiche che favoriscano il progresso delle conoscenze e del benessere umano.

Sembra esservi una sorta di timore, come se ci si dovesse vergognare, a dichiarare apertamente che fra gli obiettivi dei referendum vi è anche il ripristino di un approccio laico in materia di scelte che riguardano la sfera della vita relazionale e della salute. Laico non vuol dire anticattolico o antireligioso. Ma vuol dire certamente antintegralista. Cercare di ripristinare in Italia le condizioni perché si possano promulgare leggi in materia di bioetica che siano anche solo costituzionali — ovvero che nella fattispecie non minaccino la salute delle donne e non contribuiscano ad accrescerne le sofferenze, per assecondare le rivalse della chiesa cattolica — è una battaglia politica e culturale in difesa di un visione laica della società. Una concezione a cui dobbiamo gran parte di quanto gli uomini han fatto di buono per se stessi.

Una visione che andrebbe apertamente difesa di fronte all'aggressività e alla malafede di un integralismo cattolico anche culturalmente di livello piuttosto basso. Per rendersene conto, basta leggere l'editoriale firmato da Angelo Fiori ed Elio Sgreccia pubblicato sul primo fascicolo di Medicina e morale del 2004. Insultando la logica — al punto che verrebbe da consigliare qualche sana lettura di quei formidabili ragionatori che erano i teologi medievali —, i due leader della bioetica confessionale dapprima invocano ipocritamente e inappropriatamente la scienza embriologica per sostenere che l'embrione è ontologicamente equivalente a qualsiasi altro stadio della vita umana, per poi dire che la scienza in realtà rappresenta la vera minaccia per la dignità umana. Di conseguenza, a parer loro, non si possono trovare nella scienza i criteri per stabilire i limiti da porre alle applicazioni della scienza stessa. Almeno non si nascondono dietro l'ipocrisia che ha contraddistinto i cattolici del centro-sinistra, che hanno sostenuto che la legge 40/2004 non avrebbe avuto conseguenze nei confronti della 194, la legge che tutela l'interruzione di gravidanza. Fiori e Sgreccia chiedono infatti coerentemente di mettere in discussione anche la 194.

 

Fortunatamente, sembra essere stata abbandonata la tesi secondo cui le coppie che hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa andrebbero incontro a problemi relazionali, e i bambini a difficoltà psicologiche. A parte la difficoltà di stabilire rapporti di causa-effetto, per quanto riguarda i bambini gli studi più validi dimostrano esattamente il contrario. È quasi divertente, invece, l'idea che siamo minacciati da uno "stato scientifico", e che sarebbero la scienza e la tecnica a creare i veri problemi. Probabilmente anche il terrorismo è una conseguenza del progresso scientifico e tecnico, non del fanatismo religioso. E solo limitando la scienza e la tecnica si potranno trovare (come nel Medioevo!) le soluzioni più efficaci per curare e prevenire le malattie.

Sta di fatto che attraverso il dibattito sulla legge 40/2004 i nostri bioeticisti sono riusciti a creare un clima tale per cui i principali quotidiani italiani annunciavano come "storica", e con titoli scandalistici su cinque colonne, l'autorizzazione a clonare embrioni umani concessa lo scorso agosto a un gruppo di ricercatori di Newcastle, nel Regno Unito. A parte i soliti abusi del termine storico, di fatto piuttosto scontato — di embrioni umani ne sono stati clonati con minore o maggiore successo già un discreto numero —, tanto il presidente ufficiale del Comitato Nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, quanto quello onorario, Giovanni Berlinguer, nonché i vari esponenti della bioetica politica e cattolica, si sono affrettati a condannare la decisione inglese. Da segnalare, tra le motivazioni, la tesi che non serve lavorare con embrioni perché le cellule staminali cosiddette adulte si sono già dimostrate decisamente migliori. Infatti, come ci hanno spiegato autorevoli scienziati italiani quali il leader del movimento della vita Carlo Casini, o il ministro Sirchia, che tutela la salute degli italiani ispirandosi alle posizioni dello Stato del Vaticano e dell'Opus Dei, le staminali embrionali non servirebbero a niente, e tutti i nostri problemi saranno risolti da quelle adulte. Balle! Magari fosse così! I cattolici e gli pseudocattolici (ex comunisti, verdi, ecc.) cercano di far credere che chi difende la ricerca con embrioni e staminali embrionali sia privo di morale e provi una sorta di perverso gusto a creare e distruggere embrioni. Ovvero che gli scienziati che parlano, non attraverso bollettini parrocchiali, ma pubblicando sulle principali riviste scientifiche i dati sperimentali attraverso cui dimostrano che entrambi i tipi di ricerca (sugli embrioni e sulle staminali adulte) vanno portati avanti parallelamente, desiderino solo suscitare controversie e mettere in crisi le religioni. Nella realtà tutti saremmo più contenti se i risultati migliori si potessero ottenere lasciando in pace le personali convinzioni di ciascuno in merito a quando l'esistenza biologica umana assuma il valore giuridico di persona.

 

Da segnalare, infine, un divertente siparietto nel penoso spettacolo-dibattito estivo su fecondazione assistita ed embrioni. La legge sulla fecondazione assistita non dice nulla circa la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il che significa che nei nostri laboratori queste linee cellulari, facilmente ottenibili da ditte e laboratori in giro per il mondo, si possono studiare. Sul Corriere della Sera del 13 agosto veniva dato ampio risalto al parere del Comitato Nazionale per la Bioetica a fronte di una richiesta di un centro di ricerca della Commissione Europea sulla tossicologia riproduttiva con sede a Ispra, l'European Centre for the Validation of Alternative Methods (ECVAM), che chiedeva una valutazione etica circa l'utilizzo di specifiche linee cellulari embrionali commerciali e un parere legale sulla liceità di tali ricerche sul territorio italiano alla luce della legislazione vigente. Il Comitato non poteva che ribadire la sua posizione eticamente contraria, del tutto ufficiale e assunta anche dal governo a livello di Unione Europea, e dichiararsi per statuto non "deputato alla formulazione di pareri legali". Aggiungendo che la legge 40/2004 è l'unico apparato normativo che tocca la questione della ricerca su embrioni, e che la ratifica della Convenzione di Oviedo, recepita dal Parlamento con la legge n. 145 del 2001, manca dello strumento normativo che la rende applicabile. L'articolo del 13 agosto lasciava invece praticamente intendere da alcuni passaggi e soprattutto dal titolo in prima pagina ("Cellule dagli embrioni: primo sì alla ricerca") che il Comitato aveva approvato le ricerche. Fatto che produceva una lettera di precisazione del presidente Francesco D'Agostino (Corriere della Sera del 18 agosto 2004, p. 17). Al di là del gioco di fraintendimenti, c'è da scommettere che il ministero della Salute o il legislatore provvederanno presto a chiudere anche questa piccola finestra di libertà di ricerca con decreto o applicando la Convenzione di Oviedo.

Al di là dei contenuti specifici, i quesiti referendari proposti per abrogare parzialmente o integralmente la legge 40 del 19 febbraio 2004 rappresentano l'ultima opportunità per i cittadini italiani. Un'occasione per ricordare alla classe politica di questo paese che il paternalismo moralistico storicamente ha prodotto solo sofferenze a persone concrete, nel nome di idee astratte o entità fittizie. Nessuna credenza personale o convenienza politica può giustificare il divieto a cittadini meno fortunati di migliorare il proprio benessere senza fare male a nessuno: alle coppie che desiderano avere un figlio, ai bambini che potrebbero nascere in miglior salute da un desiderio e da un amore che non sono innaturali, ai malati che potrebbero vedere alleviate le loro sofferenze dalle ricadute pratiche di ricerche che non danneggiano nessun'altra persona e che, per questa assurda legge, da ora in poi in Italia non saranno più possibili.

Il ministro Sirchia si sta dimostrando inadeguato oltre l'immaginabile. Ha salutato come "storica" la guarigione a Pavia del bambino talassemico mediante il trapianto del midollo di due sorelline concepite in vitro, selezionando gli embrioni in modo che fossero compatibili per la donazione: cioè utilizzando procedure che oggi sono vietate dalla legge 40/2004. Incompetenza o malafede? E poi c'è il decreto del 26 agosto che assegna 400.000 euro al Centro trasfusionale dell'Ospedale Sacco di Milano — di cui Sirchia è stato primario per decenni! — per sperimentare nuove tecniche di crioconservazione dei gameti e degli embrioni umani "orfani". Ma la sperimentazione con embrioni umani non è vietata? Misteri della fede integralista.


GILBERTO CORBELLINI insegna Storia della medicina e bioetica presso l'Università di Roma "La Sapienza" ed è autore di Le grammatiche del vivente (Laterza, 1998; 2a ed. ampliata 1999), e di Breve storia delle idee di salute e malattia, che uscirà da Carocci a novembre. È condirettore della rivista Darwin.

 
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