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Risposta a Somaini
ALBERTO ASOR ROSA
Eugenio Somaini non ha capito nulla del mio libro e, non avendone capito nulla, lo dice con molta arroganza. Alla totale assenza di argomenti non si può rispondere con argomenti contrapposti. Mi limiterò dunque a segnalare un paio di punti che dimostrano con quale rigore ha proceduto nella sua disamina lo "scienziato sociale".
Somaini impernia gran parte della sua dimostrazione (meglio sarebbe dire: "perorazione") intorno all'uso che io faccio del termine e della nozione di "profezia", arrivando persino a identificare in me il profeta che parla ("Il profeta è l'autore stesso"). Omette tuttavia completamente di dire che metà circa del libro quella già apparsa nel 1992 col titolo Fuori dall'Occidente consiste in un'analisi circostanziata dell'Apocalissi di Giovanni, fatta a riscontro con un tentativo d'interpretazione della contemporaneità. Se non si chiama in causa questo dato obiettivo del testo ripeto: non qualche pagina, ma la metà circa del libro , effettivamente il richiamo così insistente alla profezia potrebbe apparire all'ignaro lettore del Somaini presuntuoso, anzi paranoico. Se lo si chiama in causa, come sarebbe giusto, anche un bambino capirebbe che la profezia è quella di Giovanni, che il profeta è Giovanni.
Naturalmente, se si sopprime questo riferimento e si resta, come uno studente del primo anno, alla lettura della "nota bibliografica", si può incappare nell'ulteriore disavventura di considerare testi critici e ideali di riferimento solo quelli ivi citati (Chiesa, Riotta, Nye, Negri-Hardt, ai quali andrebbe comunque aggiunto quello autorevolissimo di Norberto Bobbio, non si sa perché espunto dal Somaini, il quale legge solo le "note bibliografiche", e per giunta le legge incompletamente) e non, oltre all'Evangelista (e cioè Giovanni), anche Paolo, Agostino, Machiavelli, ovviamente Erasmo, per non parlare di von Clausewitz e di Weber ("l'etica della responsabilità"). Si tratta, forse, di autori fuori moda, che il Somaini ha il diritto di non conoscere e/o di non amare, ma non quello di negarne ai lettori delle sue recensioni la conoscenza.
Ancora: io avrei ricavato "l'ispirazione fondamentale" del mio libro "da Impero di Antonio Negri e Michael Hardt". Fuori dall'Occidente è apparso nel 1992. Impero di Negri-Hardt, nella prima edizione in lingua inglese, nel 2000. È la prima volta nella storia che un libro sarebbe stato influenzato da un altro libro uscito otto anni dopo il primo.
Infine: come, a dir la verità, è accaduto anche con altri, Somaini riporta il mio discorso duramente polemico sulle politiche di violenza e di repressione dello Stato d'Israele senza operare il minimo riferimento alla vera e propria esaltazione, che io faccio, della grande tradizione ebraica europea e occidentale, come premessa necessaria e motivazione fondamentale della mia critica. Invece di apparire, com'è nel testo, un modo addolorato e sconvolto di segnalare una tragica inversione di tendenza rispetto a quell'eredità plurisecolare, la mia critica dello Stato d'Israele diviene anch'essa una specie di banale, incomprensibile infatuazione filoaraba e in qualche modo filoterroristica. È attraverso esclusioni e censure di questa portata, dunque, che il Somaini arriva alla sua dileggiante stroncatura. Ma anche in ciò c'è per me una conferma: come io sostengo nel mio libro, anche la "scienza sociale" può rinunciare a qualsiasi procedura scientifica, se questo le serve a dimostrare la propria tesi apologetica. In questo Somaini mi dà ragione, e ne sono contento.
ALBERTO ASOR ROSA insegna Letteratura italiana presso l'Università di Roma "La Sapienza". Tra i suoi libri più recenti Letteratura italiana del Novecento (2000) e La guerra (2002), entrambi pubblicati da Einaudi.
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