la Rivista dei Libri
Sommario  

Calendario  

Annunci  

Libreria  

Indici  

Archivi  

Premi e concorsi  

Punti vendita  

Altrove  

Contatti  

 
 
. . .

Romantici scienziati
JENNY UGLOW

MIKE JAY, The Atmosphere of Heaven: The Unnatural Experiments of Dr. Beddoes and His Sons of Genius, New Haven, Yale University Press, pp. 294, $ 30,00

Quando, nell'aprile del 1799, un talentuoso chimico ventenne di nome Humphry Davy rivelò la potenza del protossido d'azoto, o gas esilarante, presso la Pneumatic Institution di Bristol da poco fondata, inalò personalmente la nuova sostanza psicotonica dividendola con gli amici. Tra questi si annoverava Samuel Taylor Coleridge, a soli venticinque anni già vittima di una segreta dipendenza dall'oppio, il quale osservò di aver conosciuto in quell'occasione «il piacere più puro che avessi mai provato». Robert Southey, giovane radicale e futuro poeta laureato di stampo conservatore, provò a sua volta «una sensazione deliziosa e assolutamente nuova», aggiungendo che «l'atmosfera del più alto di tutti i paradisi deve essere composta da questo gas».

A Bristol, Davy, Coleridge e Southey facevano parte di una cerchia di chimici, poeti e politici radicali riunita attorno a un corpulento e ansimante pioniere della medicina moderna, Thomas Beddoes, fondatore della Pneumatic Institution. A tale scenario è oggi principalmente ricollegato il suo nome. A parte questo, la storia della scienza non accorda a Beddoes più di una o due pagine aneddotiche, mentre i letterati tendono a confonderlo col figlio poeta, il macabro ed eccentrico Thomas Lovell Beddoes.

Mike Jay si propone di riparare a un tale oblio. La sua colorita e incalzante narrazione fornisce le ragioni per prendere Beddoes sul serio, quale primo esponente di quella che oggi siamo soliti definire "scienza romantica". Il sintagma si riferisce ai decenni a cavallo tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, quando gli esperimenti scientifici erano soffusi di un'emozione e di un afflato visionario parallelo a quello espresso dai poeti coevi. Coloro che vi parteciparono non avevano solo l'impressione di esplorare i componenti dell'aria e dell'acqua, le qualità del calore, i misteri delle forze elettriche, ma ritenevano anche che le loro scoperte fossero destinate a modificare la mente delle persone, a edificare una società più giusta e più libera. I loro sogni, i loro fallimenti, le loro paure avrebbero ricevuto irresistibile evocazione al termine di questo breve periodo nel Frankenstein di Mary Shelley, pubblicato nel 1818.

Thomas Beddoes era un sognatore, un idealista. I suoi fallimenti, le sue digressioni shandiane, le sue idee politiche, i suoi variegati interessi, tutto aveva alla base l'ardente aspirazione di eliminare i mali del mondo, materiali e sociali. La maniera con cui sperava di riuscirci, come indica Jay, era duplice: una passava per la medicina, l'altra dall'educazione e dal radicalismo politico. Beddoes traeva ispirazione dagli sperimentatori dilettanti di metà Settecento, che spesso lavoravano a piccoli gruppi in provincia, col sostegno di vaste reti informali. Ben presto il loro lavoro sperimentale sarebbe stato sostituito da ricerche più istituzionalizzate, sotto gli auspici di organismi come la nuova Royal Institution, in seno alla quale l'assistente di Beddoes, Humphry Davy, sarebbe divenuto cattedratico nel 1801, e l'ormai consolidata Royal Society di Londra, di cui lo stesso Davy assunse la presidenza nel 1820. Le carriere di Beddoes e del suo assistente abbracciano dunque questa transizione, e negli anni Novanta del XVIII secolo l'idealismo radicale di Beddoes fece da collegamento tra lo sperimentalismo illuminista e le vertiginose aspirazioni della nuova generazione. Anch'esse, in modo diverso, perseguivano «l'atmosfera del più alto di tutti i paradisi».

Jay parte in medias res, mostrandoci Beddoes levarsi armato di tutto punto, per cosí dire, dalle ceneri dei tumulti di Birmingham del luglio del '91, in cui finirono distrutti la casa e il laboratorio di Joseph Priestley. Famoso sia per gli scritti sull'elettricità e sull'aria sia in qualità di chimico che aveva isolato l'ossigeno (da lui denominato «aria deflogistizzata»), Priestley era altresí famigerato per le campagne anticonformiste della sua attività di predicatore. A innescare la scintilla dei tumulti di Birmingham, coagulatisi intorno al motto "Church and King", fu un banchetto per festeggiare il secondo anniversario della presa della Bastiglia. Priestley fu preso di mira dalla folla quale promotore della campagna contro i Test Acts, le leggi che impedivano ai dissidenti l'accesso alle università e alle cariche pubbliche. Agli occhi delle autorità, che sulle prime chiusero un occhio sull'insurrezione, Priestley era altrettanto pericoloso dei rivoluzionari al di là della Manica, e i critici battevano sull'idea che egli giocasse con sostanze esplosive nello stato non meno che in laboratorio. «Quando io osservo l'idea di libertà tradotta in forza operativa», scriveva Edmund Burke, politologo e polemista vigorosamente conservatore, «non posso fare a meno di riconoscere la potenza efficace di questo principio. E mi limito per ora a questa constatazione di fatto. Somiglia al primo momento di una fermentazione allorché si sprigionano selvaggiamente i gas. Per giudicare i risultati del fenomeno bisogna attendere che la prima effervescenza sia un po' calmata, che il liquido ritorni trasparente permettendo di scorgervi qualche cosa di più che un semplice ribollimento di superficie. Allo stesso modo, prima che io possa felicitarmi pubblicamente con alcuno per un beneficio è ben certo che io debba preventivamente sincerarmi esser quel beneficio effettivo e reale».1

Viaggiando da Oxford, dove era reader di chimica al Pembroke College, alla sua casa nello Shropshire, il trentunenne Beddoes attraversò le strade cosparse di cenere di Birmingham. Quanto mai sicuro di sé, era più che disposto a divenire l'erede di Priestley. Figlio di un agiato conciatore (perennemente amareggiato dal suo rifiuto di entrare nell'azienda di famiglia), aveva insegnato italiano, francese e tedesco durante gli studi a Oxford, e quindi studiato anatomia e chimica a Londra ed Edimburgo. Qui era rimasto affascinato dalla condotta dei gas, o "arie", studiando sotto la guida del chimico scozzese Joseph Black, primo scienziato a isolare "l'aria fissa" – come veniva denominata l'anidride carbonica a metà del Settecento.

Da Black Beddoes assimilò anche la passione per un'altra materia "esplosiva", la geologia, che sfidava le versioni bibliche della creazione e dell'età della terra. Beddoes aveva trascorso l'estate del 1791 con un suo studente e amico, Davies Giddy, studiando gli affioramenti rocciosi presso la casa di campagna di quest'ultimo in Cornovaglia, dove la loro conversazione spaziava da falde e pressioni vulcaniche alle convulsioni della Rivoluzione francese e ancora agli sconvolgimenti del pensiero di Beddoes.

Ai biografi piacciono molto i "punti di svolta", e Jay ne identifica due. Nel primo, il novenne Beddoes osserva il suo adorato nonno ansimare con un polmone trafitto da una costola rotta dopo una caduta da cavallo – scena orribile che avrebbe indirizzato il giovinetto verso lo studio della medicina. Il secondo si colloca in Cornovaglia, dove il nostro decide di cercare una cura per la consunzione – o tubercolosi – non già spedendo i pazienti a respirare aria buona all'estero, ma portando loro direttamente delle "arie artificiali", ovvero gas prodotti in laboratorio. Le cure innaturali dello scienziato prenderanno il posto delle insufficienti scorte della natura.

Nel campo della chimica, Beddoes era all'avanguardia tanto sul piano pratico che su quello teorico. Sembrava pertanto un candidato ideale per la nuova cattedra di chimica di cui era prevista l'instaurazione a Oxford. Ma due aspetti andavano contro di lui: i suoi entusiasmi radicaleggianti per rivoluzioni e riforme, e i difficili rapporti con l'ambiente gretto e retrivo dell'università. Ben altro sostegno trovò tra le compagini informali degli sperimentatori di provincia. Rientravano nel loro novero i membri della Lunar Society di Birmingham, la città simbolo della nuova ascesa industriale britannica. Tra questa piccola comunità di appassionati, che si riuniva con cadenza mensile a ogni luna piena (da cui il nome) per discutere le proprie ricerche e le proprie idee, si trovavano varie figure geniali: il poeta e medico Erasmus Darwin (nonno di Charles); l'industriale Matthew Boulton e l'ingegnere James Watt, che insieme rivoluzionarono l'energia a vapore; il ceramista Josiah Wedgwood e i suoi figli; nonché lo stesso Joseph Priestley e l'irlandese Richard Lovell Edgeworth, pedagogista e amante della meccanica, la cui figlia andò in sposa a Beddoes. Per la maggior parte inclini al radicalismo in politica, sostennero la causa dei "ribelli" nella Guerra di Indipendenza americana e durante le prime fasi della Rivoluzione francese, e propagandarono attivamente l'abolizione della schiavitù. In questo gruppo avventuroso e influente, Beddoes trovò per tutta la vita dei tenaci sostenitori.

Beddoes faceva sempre una ventina di cose contemporaneamente – comporre poesia epica su Alessandro il Grande, armeggiare con le macchine, martellare le rocce, elucubrare sulla cultura indù, escogitare cure per il diabete o sistemi per sostituire lo zucchero prodotto dagli schiavi con lo sciroppo d'acero proveniente dal Canada. Scrisse moltissimo nei registri più diversi, compreso un breve romanzo melodrammatico, The History of Isaac Jenkins, inteso a educare i lavoratori dello Shropshire sui pericoli del bere e sui benefici di una basilare assistenza sanitaria. Il centro del suo interesse tuttavia era la medicina "pneumatica", nella quale era determinato a impiegare le "arie" o gas come una forma di cura, in particolare per la tubercolosi.

Cominciò somministrando il gas a un fanciullo del luogo, dopodiché inalò personalmente l'ossigeno (ammalandosi seriamente a causa di una dose eccessiva). Il passo seguente fu la creazione di una istituzione permanente per l'impiego dei gas a scopi medici, in seno alla quale condusse esperimenti prima su gatti e conigli per poi passare gradualmente alla cura degli esseri umani. Un tal modo di procedere andava contro la pratica medica comune, che faceva ancora assegnamento su tecniche come il salasso e su pozioni e palliativi tradizionali. Prima dell'avvento di Beddoes, scrive Jay, «l'establishment medico di Bristol era un consesso chiuso e riservato che, quanto a pubblicazioni, non andava al di là dell'astruso trattatello erudito, tenendosi alla larga dalla politica, in una tacita collaborazione reciproca volta a rinsaldare la propria rete professionale. Data la situazione, Beddoes aveva la certezza di farsi dei nemici; restava da vedere se potesse anche farsi qualche amico».

Di amici, per altro, ne aveva. Una figura assai rispettata come Erasmus Darwin appoggiò pubblicamente la sua crociata contro la consunzione. «Vada avanti, caro signore», lo esortò con entusiasmo Darwin; «salvi da prematura morte i giovani e i giusti della generazione nascente, e liberi la scienza medica dal suo più grande obbrobrio».

Fu Darwin a suggerirgli di stabilirsi a Bristol, città più a buon mercato di Londra, nonché centro di una vasta rete di contatti all'insegna dell'anticonformismo, presumibilmente più inclini ad appoggiare il suo lavoro innovativo e le sue idee radicali. Alle porte della città, nei dintorni meravigliosamente pittoreschi di Avon Gorge, sotto il villaggio alla moda di Clifton, si trovava la piccola località termale di Hotwells, assai frequentata dai malati di tisi. Presentato da Darwin, Beddoes venne a contatto con Richard Lovell Edgeworth, ora stabilitosi a Bristol, particolarmente interessato al problema da che la sua adorata seconda moglie, Honora, e la figlia dello stesso nome erano entrambe morte di mal sottile. Edgeworth riservò un caloroso benvenuto al nuovo medico e, in capo a un anno, Beddoes convolava a nozze con la sua primogenita, Anna.

Insieme al proprio assistente James Sadler, Beddoes creò un laboratorio per gli esperimenti sui gas, sollecitando aiuti e annunciando i suoi risultati con grandioso benché prematuro compiacimento in una lettera aperta a Erasmus Darwin. Ciò attrasse nuovi mecenati, anche nei ranghi dell'aristocrazia, tra cui gli esperimenti scientifici venivano considerati parte della "cultura" al pari della musica e dell'arte. Tra i nuovi entusiasti si annoverava Georgiana, duchessa del Devonshire, la quale possedeva un laboratorio di chimica sul retro della propria residenza, ove radunava gli amici per assistere alle dimostrazioni e, talora, invitarli a condurre in prima persona qualche esperimento.

Incoraggiato da tanto interesse e dalla prospettiva di finanziamenti, Beddoes decise di aprire una clinica, ospitando tra i sei e i dodici pazienti da curare mediante inalazioni di aria arricchita con differenti quantità di ossigeno. Necessitando di attrezzature migliori, volse nuovamente lo sguardo a Birmingham, questa volta a James Watt, i cui figli Jessie e Gregory erano entrambi malati di tubercolosi. Watt concepí un ingegnoso apparecchio per la somministrazione dei gas, ma Jessie morí poco dopo essere entrata in cura da Beddoes. La sua morte illustra un aspetto struggente del libro di Jay: il contrasto fra le straripanti e ottimistiche ambizioni di Beddoes e il significato personalissimo, spesso straziante del suo lavoro per i pazienti e i loro familiari.

Anche la duchessa del Devonshire cercò invano di promuovere la causa di Beddoes presso l'amico Joseph Banks, presidente della Royal Society. Diffidando sia delle inclinazioni politiche radicali di Beddoes sia dei rischi che comportavano le sue cure rispetto agli ipotetici benefici, fino ad allora Banks non ne aveva mai appoggiato i programmi. Sul piano terapeutico, gli esperimenti e le teorie di Beddoes erano motivo di scandalo tra i medici tradizionali. Al di là di questo, Jay osserva persuasivamente che la questione medica aveva di per sé forti connotazioni politiche, poiché Beddoes puntava a una trasformazione della società. Al pari di Darwin e Priestley, egli era affascinato dalle teorie di David Hartley, medico e filosofo del primo Settecento, il quale aveva tentato di dare base fisiologica (attraverso l'idea di una massa vibrante di filamenti nel cervello e nella colonna vertebrale) alla teoria dell'apprendimento mediante i sensi e la capacità di associazione elaborata da John Locke.

Ma Beddoes era anche un materialista, il cui concetto di "perfettibilità" era rigorosamente terragno. Mostrava una impavida ostilità verso ogni religione organizzata. In un trattato giovanile sull'educazione dei poveri, dichiarava che se le associazioni di un bambino dovevano essere libere dal pregiudizio, occorreva mettere al bando l'educazione religiosa dai programmi d'insegnamento. Inculcare il dogma poteva solo «brutalizzare la mente e, di conseguenza, pervertire del tutto la nostra sensibilità sí da farci provare piacere dal dolore dei nostri simili».

Alla fine del 1794, la Medical Pneumatic Institution, com'era denominata, vantava sostenitori in tutto il paese, e Beddoes ne declamava i meriti in un'altra opera, Considerations on the Medical Use of Factitious Airs. Era ormai sufficientemente famoso da attirarsi gli strali della satira – prova certa, ancorché pericolosa, di successo – sotto forma di un poema finto-darwiniano, The Golden Age, che ne esaltava con furibonde iperboli la ricerca di mirabili innovazioni.

Il libro di Jay intreccia con abilità straordinaria medicina, politica e sottese idee filosofiche, seguendo il graduale disinganno di Beddoes verso i rivolgimenti francesi e la sua reazione alle leggi oppressive e ai processi per alto tradimento in Gran Bretagna. Viene icasticamente ricostruita la scena di Bristol, dove le guerre contro la Francia, dopo il 1793, e il blocco del porto, portarono disoccupazione, fame, sofferenze e disordini.

Le controversie politiche trovano illustrazione nel deuteragonista del libro, Davies Giddy, l'amico di Beddoes, il cui radicalismo giovanile si trovò fatalmente compromesso quando, per il bene della famiglia, accettò a malincuore l'incarico di sceriffo della Cornovaglia. Lo studente che aveva indossato una coccarda tricolore si vide ora costretto a ordinare alla guardia nazionale di sparare in aria sopra le teste dei minatori in sciopero. Ma la loro amicizia sopravvisse. Beddoes, che si rivolse spesso agli assennati consigli dell'amico, si rendeva perfettamente conto della difficoltà della sua posizione. «Le rivolte vanno sedate, cosí come devono essere spenti gli incendi», gli disse una volta, forse ripensando a Birmingham. Pur con tutto il suo impegno civile, le invettive di Beddoes contro i capricci e le smanie dei ricchi erano pari a quelle contro la stupidità e le intemperanze nel bere dei poveri.

A Bristol, il radicalismo politico di Beddoes trovò nuovi alleati. Nel 1795 entrò in un comitato locale per promuovere una petizione civile per la pace. Qui incontrò vari attivisti, tra cui il poeta satirico Robert Lovell, figlio di un uomo d'affari quacchero di Bristol, e il poeta Robert Southey, la cui famiglia risiedeva nelle vicinanze. Questi due giovani radicali erano sposati con le avvenenti sorelle Fricker, Edith e Mary, ed erano indaffarati nel progetto di una ideale comunità egualitaria da creare sulle rive del Susquehanna. A essi si uní di lí a poco il non meno irrequieto Coleridge, cresciuto nella vicina Devon. Lasciati da un anno gli studi a Cambridge, Coleridge studiava appassionatamente le più svariate filosofie, pronto ad abbracciare ogni programma in odore di utopia: in men che non si dica, si fidanzò con la terza sorella Fricker, Sara, e battezzò il progetto "Pantisocracy".

Per i tre giovani poeti, che collaborarono su opere in versi e testi drammaturgici, la casa di Beddoes, con la sua vasta biblioteca e la sua ricca provvista di letteratura tedesca, divenne una specie di cenacolo. Visitatore assiduo era l'ultimogenito di Josiah Wedgwood, Tom. Ventiduenne dai modi gentili, e con un brillante estro inventivo, Tom era stato colpito sin dall'infanzia da una misteriosa malattia debilitante, e divenne paziente, amico e sovvenzionatore di Beddoes. Insieme a Coleridge e agli altri, Beddoes organizzò infuocate manifestazioni pubbliche contro la guerra alla Francia, pubblicando anche uno spavaldo libello, A Word in Defence of the Bill of Rights against the Gagging Bills, in cui difendeva a spada tratta la libertà di parola e di adunanza.

Si apriva ora il periodo più ricco di eventi per la Pneumatic Institution. Nella seconda parte del libro di Jay, da Beddoes il ruolo principale passa ai suoi «figli di genio», e ai loro personali ambiziosi esperimenti in campo chimico, sociale e letterario. Ancora una volta, entrarono in ballo reti di conoscenze già note. Su raccomandazione di Erasmus Darwin, il figlio di James Watt, Gregory, andò a curare la sua incipiente tubercolosi in Cornovaglia. Qui, su consiglio di Davies Giddy, alloggiò presso la famiglia di un apprendista farmacista in gran parte autodidatta, Humphry Davy. Il comune interesse per chimica e geologia ne cementò l'amicizia. A loro si unirono di lí a breve Tom e Jos Wedgwood, divenuti ricchi industriali dopo la morte del padre Josiah nel 1795. Disposti a finanziare il lavoro del gruppo, i fratelli Wedgwood accordarono a Coleridge una rendita annua, mentre Tom fece dono di mille sterline alla Pneumatic Institution.

I nuovi fondi consentirono a Beddoes di trasferirsi a Hotwells, in Dowry Square. Nell'ottobre del 1798 assunse Humphry Davy come assistente. Dopo essersi occupati di una valanga di pazienti – a cui prescrivevano perlopiù rimedi comuni piuttosto che i gas – Davy e Beddoes portavano avanti i propri esprimenti. Il più famoso di questi fu l'isolamento del protossido d'azoto, ottenuto riscaldando cristalli di nitrato d'ammonio. Nell'aprile 1799, secondo l'usanza, fu lo stesso Davy la prima cavia. A un progressivo senso di calore seguí, per dirla con Jay, «un crescendo di sensazioni, come se ogni organo percettivo stesse gareggiando per esercitare fino all'estremo limite la sua nuova libertà». Sembrava che quel gas dovesse aprire le porte a una libertà interiore, se non a quella politica. Davy balzò in piedi, girando per la stanza in uno stato di euforia. Nei giorni seguenti inalò nuovamente il gas, dandone poi un resoconto di intensa drammaticità: «Poco a poco, via via che aumentavano le sensazioni piacevoli, persi ogni contatto col mondo esterno; lunghe sequenze di vivide immagini attraversavano rapide la mia mente, connesse a parole in modo tale da produrre percezioni assolutamente originali. Esistevo in un mondo di idee collegate e modificate in modo nuovo. Teorizzavo – immaginavo di aver scoperto qualcosa. Quando mi risvegliai da quel semidelirante stato ipnotico … cercai di ricordare quelle idee, ma erano divenute vaghe e indistinte; una serie di parole si affacciò tuttavia alla mente e con intensa convinzione e profetica solennità esclamai al dottor Kinglake: "Non esistono altro che i pensieri! – l'universo è composto da impressioni, idee, piaceri e dolori!"».

Frattanto, Beddoes provava il protossido d'azoto sui pazienti, scoprendo che esso riusciva a generare qualche movimento negli arti paralizzati. Col passare del tempo, tuttavia, divenne evidente che la gamma delle reazioni era enormemente vasta. Ad alcuni, come Tom Wedgwood, la droga procurava solo uno stato di torpore e feroci mal di testa. Tali oscillazioni erano frustranti, e Jay tenta strenuamente di darne ragione non con la fisiologia dei pazienti ma con le loro reazioni soggettive e condizionate. A inebriare davvero era la gioia che si respirava proprio nella cerchia di Dowry Square.

Particolarmente suggestiva è l'analisi dell'autore dei modi di considerare l'esperimento e la medicina sperimentale. Desideroso di omologare la propria linea empirica, prima di trasferirsi a Bristol, Beddoes pubblicò un trattato sui riscontri sperimentali, nonché il ponderoso Observations on the Nature and Cure of Calculus, Sea Scurvy, Consumption, Catarrh and Fever. Rivolgendosi direttamente ai propri colleghi, imputava tutti i disturbi del titolo a eccesso o a insufficienza di ossigeno, e infarciva il testo di esempi specifici. Entrambi i libri si scagliavano contro l'equiparazione tra cure empiriche e ciarlataneria. «Beddoes stava promuovendo un nuovo, tonificante approccio alla pratica medica», scrive Jay; «un approccio che sottoponeva tutti i suoi presupposti alla verifica sperimentale. Si rendeva conto, tuttavia, della persistente problematicità dell'idea di una medicina a base sperimentale». Aveva sperato di poter produrre una casistica che misurasse esattamente le reazioni a specifiche dosi di gas, onde provarne l'efficacia. Ma quale prova ricavare da reazioni cosí diverse a un gas come il protossido d'azoto, e alla varietà di risultati di un medesimo esperimento?

A Beddoes e Davy si è mossa l'accusa di non aver dato risalto alle potenzialità lenitive di ciò che avevano scoperto. Jay fa notare che questo era uno dei numerosi effetti secondari elencati negli appunti di Davy. I ricercatori, tuttavia, erano interessati, «al di là di ogni altro fattore, alla capacità del gas di accrescere la sensibilità e l'energia nervosa». Ciò, a loro modo di vedere, avrebbe potuto permettere l'identificazione dell'effettiva origine fisiologica di piacere e dolore. Era questo il santo graal di pensatori settecenteschi come Erasmus Darwin: la sua scoperta avrebbe aperto una strada scientifica verso l'utopia sociale, la felicità dei più. La chimica stava diventando una scienza visionaria e i lumi cominciavano a cedere il passo all'aura romantica. Un preoccupato Davies Giddy confessava a Jos Wedgwood che gli sarebbe piaciuto «poter ricorrere più spesso ai dettami della ragione e indulgere meno agli sfrenati voli dell'immaginazione». Per converso, i visionari del gruppo mal digerivano l'idea che i voli dell'immaginazione potessero essere spronati dagli esperimenti di laboratorio piuttosto che dagli impeti della mente o dell'anima.

«Per Coleridge», osserva puntualmente Jay, «ammettere la natura realmente trascendente di quell'esperienza [l'inalazione del protossido d'azoto] avrebbe significato accordare alla linea di faglia tra materialismo e religione un risalto che desiderava invece evitare. Intrappolare la trascendenza entro i margini di una causa materiale minacciava di ridurre il senso religioso a una questione chimica, e Coleridge, come avrebbe fatto notare in seguito William Hazlitt, "trovò sempre il modo di preferire l'ignoto al noto"».

Jay ricorda brevemente gli studiosi che, negli ultimi vent'anni, hanno cercato poco a poco di ridare lustro alla reputazione di Beddoes – anche se, limitandosi le sue note alle fonti primarie delle citazioni, unico mezzo disponibile al lettore per rintracciare qualche percorso di particolare interesse è la bibliografia. Ed è un peccato, poiché il libro manca del senso di ricerca collettiva che poteva rispecchiare quello che si respirava nella cerchia di Beddoes. Ma sono difettucci di poco conto, ampiamente compensati dalla capacità dell'autore di abbinare la vivace spiegazione tecnica all'analisi filosofica; e dall'elegante creazione di personaggi briosi nel quadro di un'avvincente narrazione. Jay, poi, ha tutte le carte in regola per salvare Beddoes dall'oscurità, avendo alle spalle numerosi studi relativi all'ultimo decennio del Settecento – su follia ed eccessi visionari in The Air Loom Gang, sul radicalismo politico in The Unfortunate Colonel Despard, e anche sulle droghe in Emperors of Dreams.

Il brio e la lucidità di Jay ci accompagnano nel prosieguo della storia, rattristata dalla prematura scomparsa di Tom Wedgwood e Gregory Watt, e dal repentino passaggio di Davy alla Royal Institution nel 1801. A Londra, le sue ricerche sui gas e sulla pila voltaica avrebbero giustificato la nostalgica intestazione scritta su un quaderno adolescenziale: «Newton and Davy». Ma col passare del tempo, i maltrattamenti da lui inflitti al suo geniale assistente, Michael Faraday, che tanto avrebbe contribuito, in seguito, allo studio della chimica e dell'elettromagnetismo, lasciano intendere che Davy avesse dimenticato la generosità che Beddoes e altri gli avevano prodigato in gioventù. I suoi ultimi anni furono segnati da mestizia e solitudine.

Beddoes non era un ottimista incondizionato. Avversò a lungo, non senza ripicca, l'altro grande rivoluzionario passo avanti dell'epoca in campo medico, le ricerche di Edward Jenner sulla vaccinazione. Aveva i suoi «momenti amletici» – come li chiamava lui – di assoluta disperazione. Nelle sue fasi finali, la Pneumatic Institution assunse nuove spoglie: ribattezzata Preventive Medical Institution for Benefit of the Sick and Drooping Poor (Istituto per la prevenzione medica a beneficio dei malati e degli indigenti), regredí a cure di tipo convenzionale. Il disincanto di Beddoes verso i propri sogni "pneumatici" traspare dalle sue opere, per quanto Jay si faccia singolare scrupolo di sottolineare la natura profetica dell'ultimo libro, il prolisso Letter to the Right Honourable Sir Joseph Banks (1808). Molte delle sue idee per un nuovo sistema sanitario avrebbero anticipato le riforme dell'era vittoriana.

Gli ambiziosi esperimenti della cerchia di Beddoes, come l'anticipazione del processo fotografico di Tom Wedgwood o la successiva invenzione della macchina differenziale di Charles Babbage, illustrano quell'ammaliante e frustrante fenomeno della grande scoperta in anticipo sui tempi costretta a restare in letargo fino al riconoscimento della sua importanza. Pure, Beddoes rimase fermo nella convinzione che si dovessero formulare teorie e fare esperimenti, per quanto apparentemente avventati. La conoscenza andava perseguita per il gusto di farlo. Al termine della Letter to Banks, osserva pateticamente Jay, egli non avanzava pretese di utilità per le sue "arie artificiali" in futuro, «ma neanche si scusava per aver portato avanti le sue ricerche, ovunque lo avessero condotto. Come comete, dopo tutto, potevano fare ritorno e rivelare più compiutamente i propri segreti alle generazioni future».

(Traduzione di Alessio Catania)

1 . E. Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione francese, Bologna, Cappelli, 1930 (ed. orig. 1790), pp. 55-56.


JENNY UGLOW è direttrice editoriale della casa editrice inglese Chatto & Windus. È autrice, fra l'altro, di: Elizabeth Gaskel: A Habit of Stories (1993), The Lunar Men: The Friends Who Made the Future (2003) e A Gambling Man: Charles II's Restoration Game (2009), tutti pubblicati in Inghilterra dall'editore Faber and Faber.

 
-
-
Home - Sommario - Annunci - Libreria - Calendario

La Rivista dei Libri s.r.l. - www.larivistadeilibri.it - Capitale sociale euro 10.400 - Redazione: via de' Lamberti 1, 50123 Firenze (tel: 055/219624 - fax 055/295427) - Sede legale: viale Gramsci 19, 50121 Firenze - Registro delle Imprese di Firenze n. 55832/2001 - R.E.A. di Firenze n. 435393 - Codice fiscale10226220159 - Partita IVA 05146730485.