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Come due gocce d'acqua
FRANK J. SULLOWAY
NANCY L. SEGAL, Indivisible by Two: Lives of Extraordinary Twins, Cambridge,
MA, Harvard University Press, pp. 280, $ 24,95 (brossura)
Chi di noi non si è mai domandato come sarebbe potuta essere la nostra vita se alcune circostanze
fossero state diverse? Come i personaggi che nei romanzi di fantascienza abitano universi paralleli,
tutti noi viviamo solo un'esigua frazione delle vite che avremmo potuto vivere.
Da adolescente vinsi un premio di recitazione, passai due anni a imparare il russo (che da allora
non ho quasi più parlato) ed ebbi una grande passione per l'astrofotografia (la mia
prima pubblicazione, all'età di quattordici anni, fu la foto di un'aurora
boreale che uscí su Sky and Telescope). Ognuno di questi precoci interessi in qualche
modo sbiadí e fu sostituito da altri che finirono per avere un impatto più duraturo sulla
mia vita. Ma se un insegnante o un'occasione mi avessero spinto a concentrarmi su uno qualsiasi
di questi primi amori, ho il sospetto che la mia vita, e forse anche qualche componente della mia
personalità, oggi potrebbe essere assai diversa.
In una riflessione sui misteri dello sviluppo umano, una volta il genetista comportamentale
Robert Plomin e la psicologa Denise Daniels si posero un interrogativo simile sulla vita di Charles
Darwin.1 Quando Darwin fu invitato a partecipare come naturalista al viaggio del Beagle,
le sue speranze, e con esse forse la rivoluzione che porta il suo nome, stavano per andare infrante.
Innanzitutto, il padre di Darwin obiettò che il viaggio era un'impresa inutile
che avrebbe distolto il figlio dall'auspicata carriera ecclesiastica. Fu solo grazie al
combattivo intervento di Josiah Wedgwood, illuminato zio di Darwin che vedeva nel giovane un uomo
di rara curiosità e che si fece trenta miglia a cavallo per incontrare faccia a faccia il
padre, che alla fine le obiezioni di Robert Darwin furono superate.2
Poi il capitano del Beagle, il ventiseienne Robert FitzRoy, ebbe da ridire sulla scelta
del giovane Darwin. Fervente seguace delle teorie di Johann Kaspar Lavater sulla fisiognomica
e il suo rapporto con il carattere e la personalità, FitzRoy era convinto che la forma del
naso di Darwin indicasse una mancanza di sufficiente energia e determinazione per una simile impresa.
Alla fine Darwin riuscí a convincere FitzRoy, e lo stesso capitano giunse in seguito alla
conclusione che il naso di Darwin lo aveva indotto in errore.3 Quanto potrebbe essere stata diversa
la storia della scienza se Darwin non avesse circumnavigato il globo a bordo del Beagle,
visitato nel 1835 le isole Galápagos e sviluppato le prime idee sull'evoluzione
grazie alle cinque settimane trascorse in questo autentico laboratorio vivente dell'evoluzione?
Possiamo solo speculare su queste possibilità storiche controfattuali.
Il saggio Indivisible by Two, di Nancy Segal, fa uso di un metodo di ricerca straordinario
per rispondere a interrogativi particolarmente difficili sul perché la vita nostra e altrui
evolva in un modo e non in un altro. La Segal studia i gemelli monozigotici, ovvero provenienti
da un medesimo ovulo fecondato, e dizigotici, provenienti da due distinti ovuli fecondati
cosí come pseudo-gemelli, bambini della stessa età che vengono cresciuti insieme.
Lo fa con una passione che le deriva in parte dal fatto di essere lei stessa una gemella dizigotica.
Insigne docente di scienze umanistiche e sociali e direttrice del Twin Studies Center presso la
California State University di Fullerton, la Segal ha scritto molto sui gemelli, compreso il libro
del 1999 Entwined Lives: Twins and What They Tell Us about Human Behavior.4 Questo lavoro
è stato legittimamente lodato come uno degli studi accademici più convincenti sinora
scritti sull'argomento.
Il principale obiettivo della Segal nel suo nuovo libro è «combinare studi umanistici
e scienza» attraverso ampi resoconti biografici di dodici esempi particolarmente significativi
di gruppi di gemelli nati da parti bi-, tri- e quadrigemini già discussi in
Entwined Lives. In alcuni casi si tratta di vite cosí insolite che i metodi standard
della scienza non potrebbero rendere loro piena giustizia. Gli studi di laboratorio, sostiene
la Segal, hanno un valore prezioso nella scienza, ma purtroppo «non colgono la vitalità
delle esistenze dei gemelli e, forse, alcuni importanti motivi per cui i gemelli sono diversi
tra di loro».
I gemelli forniscono un esperimento naturale sull'influenza relativa dei geni e dell'ambiente,
come i ricercatori in materia hanno compreso a partire dall'opera di Francis Galton, cugino
di Darwin e seguace delle sue teorie evoluzionistiche. Fu Galton, negli anni Settanta dell'Ottocento,
a proporre l'influente distinzione tra "nature" e "nurture", tra
"natura" ed "educazione", usando prove prevalentemente aneddotiche
sui gemelli per avvalorare la sua idea che la maggior parte delle caratteristiche fisiche comportamentali
siano innate.5 Darwin fu molto impressionato da alcuni degli argomenti di Galton, che indirettamente
sostenevano le sue stesse idee sulle variazioni ereditarie tra gli animali e il loro ruolo cruciale
nel processo evolutivo. «Niente», scrisse Darwin a Galton nel 1875, «mi sembra
più curioso delle somiglianze e delle differenze nei gemelli».6
I metodi usati nella ricerca sui gemelli, e la qualità delle conseguenti prove empiriche,
sono vertiginosamente migliorati dai tempi di Galton. In particolare, lo sviluppo in tutto il
mondo di registri sui gemelli ha fornito ai genetisti comportamentali una fonte straordinariamente
utile di soggetti volontari, che adesso sono nell'ordine delle decine di migliaia e sono
stati studiati quasi in ogni dettaglio immaginabile. Oltre a esaminare i tratti fisici, gli studi
sui gemelli valutano di solito le capacità cognitive e le caratteristiche comportamentali,
usando strumenti di verifica come indagini che hanno precedentemente dimostrato la loro affidabilità
(in virtù di una coerenza interna e per la produzione di risultati similari da una sessione
sperimentale all'altra) e che hanno anche dimostrato la loro validità (misurando
quello che sostengono di misurare). Un metodo comune per valutare i contributi relativi dei geni
rispetto all'ambiente è mettere a confronto i risultati sperimentali per i gemelli
mono- e dizigotici. Poiché i gemelli dizigotici condividono, in media, solo la metà
dei loro geni, l'influenza dei geni su ogni particolare tratto si può considerare pari
al doppio della differenza tra le correlazioni per i due insiemi di gemelli. Per esempio, se i gemelli
monozigotici cresciuti insieme hanno una correlazione dell'85 per cento per una particolare
abilità intellettuale e i gemelli dizigotici per la stessa abilità esibiscono
una correlazione di solo il 60 per cento, allora sembrerebbe che in questi risultati sperimentali
i geni siano responsabili del 50 per cento della "varianza". Il resto della varianza
è attribuibile a influenze ambientali, compresi eventi casuali, cosí come a errori
di misurazione. Questi studi sui gemelli non ci spiegano tutte le sfumature e le idiosincrasie
della personalità individuale. Piuttosto, ci dicono in linea di massima che alcune persone
sono, per esempio, più predisposte di altre a comportarsi in modo generalmente estroverso
e sicuro di sé che non in modo timido e ansioso.
Negli ultimi decenni il conseguente accumulo di conclusioni spesso sorprendenti nelle ricerche
sui gemelli ha avuto un notevole impatto sul modo di considerare il comportamento umano. Oggi si
sa che l'influenza genetica è responsabile dell'80-90 per cento delle differenze
individuali di altezza, ed è questo il motivo per cui i gemelli monozigotici di solito differiscono
in statura di almeno un paio di centimetri. Analogamente, i geni sono responsabili di circa il 70
per cento delle differenze individuali di peso, di circa il 60 per cento di quelle dell'intelligenza
generale, e contribuiscono meno, ma sempre per cifre significative di varianza, alla maggior
parte dei tratti comportamentali. Secondo la Segal e altri ricercatori sui gemelli, sembra essere
spiegato dai geni almeno il 50 per cento della varianza dei tratti della personalità, mentre
fanno registrare livelli di varianza un po' più bassi gli interessi occupazionali
(40 per cento), gli atteggiamenti sociali (30-40 per cento) e la soddisfazione sul lavoro (30 per
cento).7
Le ricerche sui gemelli non hanno solo l'obiettivo di dimostrare il contributo essenziale
dei geni allo sviluppo e al comportamento umani. Questi studi possono anche dirci molto sugli effetti
dell'ambiente. Una delle più grandi sorprese finora emerse nella genetica comportamentale
è che un insieme di attributi psicologici risulta essere determinato completamente dall'ambiente:
mi riferisco agli "stili dell'amore". L'innamorarsi gradualmente oppure
a prima vista, per esempio, non è predeterminato dai nostri geni, anche se nessuno sa esattamente
perché, visto che, negli esami statistici di grandi gruppi di gemelli, vale a quanto pare
lo stesso per molti altri attributi, tra cui l'espressione delle emozioni.8
Nella sua affascinante spiegazione delle vite e delle esperienze dei gemelli, la Segal prende
in esame quattro tipi di esperimenti naturali: 1) gemelli che sono stati separati alla nascita
e si sono poi incontrati in età adulta: 2) gemelli che differiscono in modi insoliti, come
la preferenza sessuale; 3) gemelli che hanno attraversato circostanze straordinarie, comprese
due sorelle sopravvissute ai famigerati esperimenti di Josef Mengele ad Auschwitz; 4) quelli
che la Segal chiama «prodigi quotidiani», una categoria generale che comprende i gemelli
monozigotici che hanno sposato gemelli monozigotici, e le sfide affrontate da una famiglia con
sei figli, tra cui quattro gemelli, uno dei quali colpito da paralisi cerebrale. Ognuna di queste
quattro sezioni del libro della Segal ha un obiettivo preciso: farci capire descrivendo
i tipi di eventi di vita straordinari che normalmente non possono essere quantificati e valutati
nella ricerca scientifica come è vivere da gemello o gemella.
Le storie sui gemelli monozigotici separati alla nascita e incontratisi per caso in età
adulta sono fonte di grande attrazione e spesso finiscono sui giornali. Questi casi sono fondamentali
anche per la ricerca sui gemelli, permettendo ai genetisti comportamentali di valutare l'impatto
dei differenti ambienti nei quali i gemelli separati sono cresciuti, e rendendo cosí possibile
una percezione controllata delle influenze relative di natura ed educazione.
Partecipando al Minnesota Study of Twins Reared Apart, il pionieristico studio di Thomas Bouchard,
la Segal cominciò la sua carriera proprio con questo tipo di ricerca. Negli anni Ottanta,
nel laboratorio di Bouchard, studiò metà dei 135 gemelli cresciuti separatamente
e che partecipavano al progetto di ricerca, conducendo interviste e, nell'arco di una settimana,
eseguendo batterie di esami che comprendevano raggi x al torace, esami cardiaci, prove da sforzo
e la risposta a circa 15.000 domande, tra cui quelle volte a indagare numerosi aspetti della personalità.
La Segal osservò le interazioni tra gemelli e fu «avvinta dalle loro storie di separazione
e riunione». Nella prima sezione del libro, il suo obiettivo è far conoscere ai lettori
le straordinarie somiglianze che tanto spesso si osservano nei gemelli monozigotici cresciuti
separatamente evidenziando cosí la forza che hanno i geni nel plasmare le nostre vite
e al tempo stesso esaminare i limiti di questa programmazione genetica indagando le vite
di gemelli cresciuti in ambienti radicalmente diversi.
L'équipe di ricerca di Bouchard, in Minnesota, spesso dava dei soprannomi ai gemelli
cresciuti separatamente. C'erano le «gemelle ridarella», cosí chiamate
per le risate frequenti e spontanee; i «gemelli Jim», ai quali le coppie di genitori
adottivi avevano dato lo stesso nome; e i «gemelli pompieri», adottati da famiglie
distinte che vivevano ad appena cinquanta chilometri l'una dall'altra e che sarebbero
diventati entrambi pompieri volontari. Gli ultimi due gemelli si riunirono intorno ai trentacinque
anni, dopo che uno di loro fu scambiato per l'altro a un incontro di pompieri. Le somiglianze
erano straordinarie. Oltre a essere entrambi pompieri volontari, avevano una risata fragorosa
e intermittente; rispondevano a monosillabi; gli piaceva andare a caccia e a pesca e curare i boschi;
odiavano la cattiva cucina; bevevano la stessa marca di birra; e tenevano le lattine di birra nello
stesso modo curioso, cioè reggendole sotto con un mignolo. I loro quozienti d'intelligenza
differivano solo di due punti. Pur potendo ascrivere queste somiglianze al caso, esse avvengono
con una frequenza assai maggiore nei gemelli monozigotici che non in quelli dizigotici, evidenziando
cosí un possibile ruolo dei fattori genetici. Quando i gemelli si incontrarono per la prima
volta, scoprirono di essere talmente simili che, nelle parole di uno dei due, «non ci fu alcun
bisogno di fare conoscenza».
La storia dei «gemelli pompieri», tuttavia, non potrebbe essere più diversa
da quella di un'altra coppia di gemelli monozigotici descritti dalla Segal. Oskar e Jack
furono separati subito dopo la nascita, quando i loro genitori tedeschi si lasciarono. Jack rimase
con il padre a Trinidad, mentre la madre cattolica tornò con Oskar nella Germania di Hitler.
Qui cambiò il nome del figlio e lo crebbe come un cristiano per nascondere la sua identità
ebraica. Il giovane Oskar divenne un membro entusiasta della Gioventù hitleriana, «convinto
che quello che i nazisti dicevano degli ebrei, della guerra e del paese era vero».
Nel 1954, quando i gemelli avevano 21 anni, si incontrarono con una «fredda stretta di
mano». «Ci vedevamo come nemici», ricordò Jack, pensando che «nessuno
di noi sarebbe cambiato». Malgrado le somiglianze entrambi amavano leggere i libri
al rovescio, dalla fine all'inizio, ed entrambi portavano intorno ai polsini degli elastici
il baratro ideologico tra i due era qualcosa che non avrebbero mai potuto superare. Dissentivano
sulle cause della seconda guerra mondiale, sul problema israelo-palestinese e su diverse altre
questioni politiche. Comunque, estremamente interessati alla loro gemellanza interrotta e
al rapporto di amore e odio che questa ispirava, per quasi cinquant'anni cercarono di superare
le barriere che li dividevano. I fratelli fecero insieme quasi una decina di vacanze, e ogni tanto
l'uno andava a trovare l'altro. Governato in modo schiacciante da personalità
parimenti aggressive, esigenti e critiche, il rapporto dei gemelli finiva per deteriorarsi ogni
volta che si incontravano.
La storia di Jack e Oskar illustra come l'ambiente dove si cresce può per qualcuno
avere più importanza che per altri. Le statistiche sulla "varianza spiegata geneticamente"
in attributi come la personalità e gli atteggiamenti sociali si applicano solo ai gruppi,
non ai singoli individui. Questi dati valgono inoltre solo per i gruppi che sono stati studiati
in ambienti relativamente abituali; altri ambienti possono sottrarsi a queste medie statistiche.
Come un giorno lo stesso Oskar disse a Jack: «Se fossimo stati scambiati, io sarei stato l'ebreo
e tu saresti stato il nazista».
Nella seconda parte del libro, la Segal affronta quelle che chiama «variazioni su temi
comuni», una discussione sulle differenze a volte straordinarie cosí
come sulle somiglianze tra gemelli monozigotici cresciuti insieme. Il primo esempio sono due
gemelle che all'età di quattro anni svilupparono entrambe "mutismo selettivo",
un disturbo da ansia sociale che colpisce un bambino su centomila. Questa patologia le rendeva
silenziose a scuola, dove tuttavia comunicavano l'una con l'altra sussurrandosi
nelle orecchie. Erano per fortuna piuttosto espressive in modi non verbali, e questo permetteva
un certo livello di comunicazione con l'insegnante, disperata.
A casa, la situazione era molto diversa: le due gemelle parlavano normalmente, almeno con le
persone che conoscevano. La presenza in casa anche solo di uno sconosciuto, invece, le faceva tornare
al loro mutismo e ai loro bisbigli. Stranamente, le gemelle erano i membri più popolari della
loro classe, trattate maternamente dalle altre bambine, che chiacchieravano con loro e non erano
scoraggiate dalla loro mancanza di risposte verbali. A otto anni, le gemelle cominciarono a parlare
con gli altri bambini, ma solo con quelli che prima avevano fatto loro visita a casa. Particolarmente
degno di nota, nel racconto che la Segal fa di questa coppia insolita, è che una delle gemelle,
la più timida, soffriva molto più dell'altra del suo mutismo selettivo ed esibiva
anche un'incidenza molto più alta di certe paure e di determinati incubi, cosí
come di episodi di enuresi notturna.
La Segal ci presenta poi altri due gruppi di gemelli monozigotici le cui preferenze sessuali
non sono identiche. I tre gemelli Mark Owen, Tom e Frank pongono la questione di come
persone con gli stessi geni possano differire nelle loro preferenze sessuali. Mentre Owen e Frank
sono eterosessuali, Tom è gay. Nei gemelli monozigotici la probabilità di condividere
tendenze omosessuali è il triplo che nei gemelli dizigotici o nei normali fratelli germani;
da questo dato sembra chiaro che i geni possono influenzare le preferenze sessuali. Ma perché
i gemelli monozigotici debbano differire tra di loro in questo particolare attributo non è
ancora chiaro.
I gemelli monozigotici Mark differivano anche per un altro elemento significativo: tutti
e tre esibivano sclerosi multipla, ma solo uno ne era seriamente colpito; il secondo aveva sintomi
lievi e il terzo ne era quasi esente. Tom, il gemello che non accusava sintomi, capí durante
l'infanzia di essere in qualche modo diverso dai fratelli, cosa che ne rivelò gradualmente
la diversa identità sessuale. Tom era più «emotivo e sensibile» dei fratelli,
provava meno interesse per gli sport ed era «affascinato dagli orinatoi dei bagni pubblici
per la varietà di organi genitali maschili» in mostra. A sedici anni Tom capí
di essere gay.
Dopo i fratelli Mark, è la volta delle gemelle monozigotiche Agnes e Audrey. Già
da piccola Agnes sapeva di voler essere un maschio. A cinque anni pregava Dio che per Natale la trasformasse
in un bambino. A tredici Agnes divenne Andru attraverso una serie di operazioni e trattamenti ormonali
che la trasformarono in un maschio. «Come uomo sono migliore di quanto non lo fossi da donna»,
ha detto Andru alla Segal in un'intervista. La sorella gemella probabilmente concorderebbe;
ha infatti dichiarato di invidiare il matrimonio felice di Andru, osservando, a un certo punto:
«Vorrei che mio marito fosse altrettanto gentile e affettuoso».
Come si possono spiegare casi cosí straordinari nei quali dei gemelli identici, pur condividendo
gli stessi geni, finiscono per differire in qualcosa di cosí centrale per l'io come
la preferenza sessuale e l'identità sessuale? L'apparente rompicapo si riduce
in modo significativo quando teniamo conto che geni in comune non significano corpi o menti in comune.
Importanti ricerche hanno dimostrato che i gemelli, che nell'utero si contendono le risorse
della madre, non si sviluppano nella stessa identica maniera. Per esempio, diversi fattori biologici,
tra cui il fatto che i gemelli condividano la stessa placenta oppure no, possono causare differenze
nella loro esposizione agli ormoni nel grembo materno e nell'alimentazione disponibile
durante la gravidanza.
Di conseguenza, di solito i gemelli differiscono alla nascita in peso e grado di sviluppo fisico,
e questo contribuisce a spiegare le loro differenze complessive, poiché il bagaglio genetico
comune gene per gene e molecola per molecola si è tradotto biochimicamente
in realtà chimiche differenti. Immaginate gruppi distinti di architetti ai quali sia
stato fornito lo stesso piano dettagliato di un'enorme città, con l'ordine
di realizzarla da zero in differenti località. Se esaminassimo queste costruzioni urbane
dopo il loro completamento, scopriremmo inevitabilmente che le contingenze locali hanno costretto
le squadre edili a deviare qua e là dal modello originale. Come queste città immaginarie,
i gemelli monozigotici sono identici solo per il loro bagaglio genetico; quando nascono, invece,
sono già diversi per innumerevoli aspetti neurologici e fisiologici, che perlopiù
non riusciamo a vedere.
Nella terza sezione del libro, la Segal presenta alcune commoventi storie di gemelli i cui insoliti
casi della vita illuminano la forza straordinaria del legame tra di loro. Questo legame è
cosí intenso che molti gemelli sono più attaccati l'uno all'altro che al
proprio coniuge o ai propri figli. Due gemelle che furono sottoposte ai mostruosi esperimenti
di Josef Mengele ad Auschiwtz e contro ogni probabilità sopravvissero ai suoi ghiribizzi
incarnano questo senso altruistico dell'identità. «Siamo due corpi
e una sola anima», hanno detto ripetutamente alla Segal, recatasi in Australia per intervistarle.
Altri gemelli rafforzano il ritratto della straordinaria intimità che intercorre tra
gemelli monozigotici, con il racconto di storie di gemellanza interrotte dalla morte di uno o una
di loro, a cui fa seguito un fortissimo senso di perdita che spesso travolge il gemello o la gemella
ancora in vita. La Segal riferisce anche il caso di una donna che ha prestato l'utero per far
nascere tramite fecondazione artificiale i due bambini della sorella, una gemella
monozigotica che risultava sterile. Descrive inoltre una coppia di gemelle identiche che cercavano
di proposito dei compagni che «permettessero alla loro gemellanza di prosperare»
e che risolsero il problema sposando un'altra coppia di gemelli monozigotici. Il libro della
Segal è una ricca fonte di domande ancora senza risposta su gemelli e gemellanze,
e ci lascia con il desiderio di saperne di più.
Tornando alla domanda che ho posto all'inizio sulla vita straordinaria di Darwin
e il suo invito fortuito a diventare il naturalista del Beagle sono propenso a rispondere
a simili interrogativi sugli eventi casuali in modo piuttosto diverso, alla luce delle ricerche
sui gemelli. Questi studi ci aiutano a capire che la maggior parte delle persone, spinte in parte
dalle loro mappe genetiche, seguono percorsi adattativi durante il lungo viaggio attraverso
la vita, creando i loro propri ambienti un fenomeno diventato noto come "scelta della
nicchia". Un gemello monozigotico che sia adottato alla nascita, che risulti amare la lettura
e che cresca in una casa con molti libri può sviluppare la tendenza a leggere quei libri uno
dopo l'altro. Il gemello di questa persona, se anche lui adottato da una famiglia diversa,
ma cresciuto in una casa con pochissimi libri, è più probabile che scopra i piaceri delle
biblioteche pubbliche. In Indivisibile by Two, come pure altrove, la Segal ha riferito
le sorprendenti concordanze nella vita e la carriera di numerosi gemelli monozigotici. Tra gli
esempi ci sono gli sciatori Phil e Steve Mahre, che alle Olimpiadi invernali del 1984 vinsero le
medaglie d'oro e d'argento nello slalom; Harold e Bernard Shapiro, che divennero rettori
rispettivamente della Princeton University e della McGill University; e Judith e Julie Swain,
che si sono entrambe distinte in medicina, una nella ricerca cardiologia e l'altra nella
chirurgia cardiaca.9 In breve, la vecchia distinzione di Galton tra "natura ed educazione"
è stata, negli ultimi anni, sostanzialmente rimpiazzata da una visione della vita come un
processo continuo di interazioni con l'ambiente influenzate dai geni un processo
che determina quella che è stata definita nature via nurture, la natura tramite l'educazione.10
Questa idea "interazionista" dello sviluppo umano come influenza il nostro modo
di considerare la vita del famoso cugino di Galton? Si è spesso ignorato che il giovane Darwin,
che sin dall'infanzia sognava di visitare posti esotici, aveva già cominciato a
organizzare un suo viaggio oceanico prima di ricevere l'invito a imbarcarsi sul Beagle.
In realtà Darwin si era diligentemente informato sulle navi dirette alle isole Canarie.
Aveva persino invitato il suo adorato professore, John Stevens Henslow, a unirsi a lui in questo
progetto di spedizione di storia naturale. Fu solo pochi mesi dopo che l'ammiragliato britannico
chiese a Henslow di indicare qualcuno che s'imbarcasse sul Beagle come naturalista.
E se questo invito fortuito fosse arrivato appena sei mesi più tardi, Darwin nei suoi
sforzi per soddisfare la sua vecchia brama di viaggiare probabilmente sarebbe già
stato per mare, diretto alle Canarie.11
Come le isole Galápagos, le Canarie sarebbero state per Darwin un ottimo posto per cominciare
a mettere in dubbio il dogma dell'immutabilità delle specie, allora imperante.
Dopo aver visitato le Canarie nel 1815, il naturalista tedesco Leopold von Buch sviluppò
una teoria dell'evoluzione basata sugli effetti dell'isolamento geografico all'interno
di questo gruppo di isole, come fece lo stesso Darwin a seguito della sua visita nelle Galápagos,
nel 1835. Due anni dopo il suo viaggio, Darwin s'imbatté nelle intuizioni evoluzioniste
di von Buch sulle Canarie e, in uno dei suoi taccuini di ricerca, ne elogiò l'«ammirevole
discussione». Le tesi del naturalista tedesco, ammise in seguito Darwin con il botanico
Joseph Hooker, rappresentavano «l'approccio più vicino» alla sua teoria
sulla speciazione attraverso l'isolamento geografico.12
A me piace pensare che Darwin, che pensava di essere un naturalista nato, sarebbe confortato
dal pensiero che qualcuna delle vite alternative che avrebbe potuto vivere, se non avesse ricevuto
quell'offerta inaspettata di navigare con il Beagle, lasciava presagire parte
di quella stessa scienza rivoluzionaria che scaturí dal suo famoso viaggio. Come i gemelli
della Segal, Darwin e tutti noi siamo fondamentalmente i padroni del nostro vascello personale,
che naviga attraverso le rotte della vita, flagellato da continue onde e ogni tanto dai flutti più
impetuosi delle influenze dell'ambiente, ma sempre deciso a proseguire in viaggi che mettono
in risalto le nostre predisposizioni genetiche. Per chi voglia capire perché le singole
vite evolvono in un determinato modo e non in un altro, il libro della Segal induce a domandarsi,
in modo originale, se la forma del naso di Darwin e l'intervento fortuito di suo zio avrebbero
potuto davvero cambiare il corso della storia intellettuale.
(Traduzione di Nazzareno Mataldi)
1 . R. Plomin e D. Daniels, "Why Are Children in the Same Family So Different from One Another?",
Behavioral and Brian Sciences, vol. 10, 1987, pp. 1-16.
2 . Ch. Darwin, Autobiografia, 1809-1882, a cura di N. Barlow, Torino, Einaudi, 2006
(ed. orig. 1958).
3 . Ivi.
4 . N. Segal, Entwined Lives: Twins and What They Tell Us about Human Behavior, New York,
Dutton, 1999.
5 . F. Galton, "The History of Twins, as a Criterion of the Relative Powers of Nature and
Nurture", Fraser's Magazine, vol. 12, 1985, pp. 566-76.
6 . F. Darwin e A.C. Seward (a cura di), More Letters of Charles Darwin, New York, Appleton,
1903, vol. 1, p. 361.
7 . N. Segal, Entwined Lives, cit., pp. 213, 215, 314.
8 . N.G. Waller e Ph.R. Shaver, "The Importance of Nongenetic Influences on Romantic Love
Styles: A Twin-Family Study", Psychological Science, vol. 5, 1994, pp. 268-74.
9 . N. Segal, Entwined Lives, cit., pp. 210, 247-57, 270-72.
10 . M. Ridley, Il gene agile: la nuova alleanza fra eredità e ambiente, Milano,
Adelphi, 2005 (ed. orig. 2003).
11 . F. Burkhardt et al. (a cura di), The Correspondence of Charles Darwin 1, 1821-1836,
New York, Cambridge University Press, 1985, pp. 120-27.
12 . P.H. Barrett, P.J. Gautrey, S. Herbert, D. Kohn e S. Smith (a cura di), Charles Darwin's
Notebooks, 1836-1844: Geology, Transmutation of Species, Metaphysical
Enquiries, Ithaca, N.Y., Cornell University Press, 1987, p. 210; More Letters of Charles
Darwin1
FRANK J. SULLOWAY è Visiting Scholar presso lo Institute of Personality and Social
Research, University of California, Berkeley. È noto al lettore italiano come autore di
Fratelli maggiori, fratelli minori (Mondadori, 1998). |