|
|
 |
 |
 |
L'ultimo palestinese
HUSSEIN AGHA e ROBERT MALLEY
1.
Se l'influenza politica di Yasser Arafat ha disegnato il panorama palestinese, la sua
morte lo trasformerà radicalmente. Arafat era unico e, dopo la guerra del 1948, unicamente
adatto alle condizioni del suo popolo: sconfitto, spossessato e disperso, senza uno stato che
lo difendesse, una terra che lo ospitasse, o una strategia politica che lo unisse. I palestinesi
erano divisi in famiglie, classi e clan, sparpagliati per tutta la regione e oltre, sfruttati dalla
frenesia competitiva di molti, preda delle ambizioni di tutti. Grazie alla sua storia e alla sua
personalità, al suo carisma, all'adulazione e alle minacce, a un po' di fortuna
e a una cieca perseveranza, Arafat era riuscito a rappresentarli tutti, a emergere come il volto
del popolo palestinese, per loro stessi e per il mondo.
Il fine ultimo di Arafat era l'unità nazionale, senza di cui, ne era convinto,
non si poteva ottenere nulla. Era divenuto l'anello di connessione tra i palestinesi della
diaspora e quelli rimasti in patria, tra coloro che avevano perduto tutto nel 1948 e coloro che erano
stati occupati nel 1967. Abitanti della Cisgiordania e di Gaza, giovani e vecchi, fannulloni e
gente operosa, modernisti e tradizionalisti, militaristi e pacifisti. Era un leader nazionale,
l'anziano di una famiglia tribale, un datore di lavoro, un buon samaritano, il capo di un movimento
laico-nazionale e al tempo stesso profondamente credente, che aspirava a rappresentare una pluralità
di gruppi disparati, anche quando questi esprimevano punti di vista totalmente opposti. Il suo
stile venne spesso criticato se non disprezzato, ma raramente si pose in dubbio il suo ruolo preminente.
Nessun leader palestinese sarà probabilmente in grado di riprodurre il suo tipo di politica,
non sotto un'occupazione militare, e certo non nell'immediato.
L'uomo che è stato scelto a succedergli è per molti aspetti diverso, ma per
un verso singolarmente cruciale è identico a lui. Al pari di Arafat, Abu Mazen è una rarità:
una figura nazionale genuinamente palestinese. Ma lo è in modo radicalmente diverso. Mentre
Arafat si eresse a figura nazionale identificandosi con, e rappresentando al tempo stesso, ogni
singola fazione o interesse, Abu Mazen non è legato a nessuno. Arafat si immerse nella politica
locale, Abu Mazen se ne tiene alla larga, professando di essere al servizio del movimento nazionale
nel suo insieme. Il Vecchio, con inesauribile destrezza, comandava grazie a una strabordante
e possente presenza retorica e fisica. Modesto e moderato, uomo di poche parole e di molti fatti,
il nuovo presidente si è costruito una carriera operando lontano dai riflettori. È
nato in quello che ora è Israele nel 1935, e se ne allontanò nel 1948. Membro fondatore
di Fatah, segretario generale del comitato esecutivo dell'OLP, consigliere di Arafat,
princi
HUSSEIN AGHA è membro associato del St. Anthony's College di Oxford ed è
autore, insieme con A.S. Khalidi, di A Framework for a Palestinian National Security Doctrine,
la cui uscita è imminente in Inghilterra e negli Stati Uniti.
ROBERT MALLEY è stato assistente speciale del presidente Clinton per gli affari arabo-israeliani
e direttore per le questioni del Medio Oriente presso il National Security Council. Attualmente
dirige il Middle East and North Africa Program presso l'International Crisis Group.
|