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Effetti davvero speciali
ANTONIO MONDA
UnbreakableIl Predestinato,
film diretto da M. Night Shyamalan
A meno di due anni di distanza dal clamoroso successo internazionale de Il sesto senso, M. Night Shyamalan ha realizzato Unbreakable Il Predestinato, un nuovo film dall'assunto paranormale, con il quale sfida ancora una volta lo spettatore appassionato del genere con un percorso drammaturgico disseminato di trappole strutturali e una soluzione assolutamente sorprendente. È necessario avvertire il lettore che questo articolo rivelerà i finali di entrambi i film, nel tentativo di analizzarne l'indubbia validità di costruzione e i motivi del successo.
Il sesto senso e Unbreakable hanno in comune l'identica ambientazione geografica (Filadelfia, città d'adozione dell'indiano d'America Shyamalan); un'atmosfera plumbea nella quale sono assenti il sole e il sorriso, e una realizzazione della sceneggiatura basata su una serie continua di allusioni che preparano una clamorosa epifania finale. Shyamalan si rivela abilissimo nel mostrare allo spettatore tutti gli elementi necessari per risolvere l'enigma e, soprattutto, nel camuffarne parallelamente le potenzialità rivelatorie. Il successo de Il sesto senso era dovuto ad alcuni dati estremamente semplici: una grande idea di partenza che viene rivelata soltanto nel finale (il protagonista muore dopo pochi minuti ma non se ne rende conto sino al momento epifanico), una straordinaria interpretazione del bambino coprotagonista Haley Joe Osmond; un'atmosfera vagamente retro, in larga parte debitrice del cinema anni Sessanta (si pensi in primo luogo a Rosemary's Baby); e una riuscitissima fusione di elementi paranormali e paure ancestrali all'interno di una ambientazione realistica e quotidiana. Paradossalmente, ha finito per giocare un ruolo minore la presenza di una star di prima grandezza come Bruce Willis, il quale si è prestato volenterosamente a un ruolo per lui francamente improbabile come quello dello psicoanalista. Se gli spettatori del primo week-end hanno affollato le sale spinti dal nome del divo, coloro che ne hanno decretato il trionfo sono andati (o ritornati) a vedere il film scoprendo qualcosa di nuovo e sorprendente.
Shyamalan, che è anche l'autore della sceneggiatura, dimostrava di saper manipolare benissimo le paure che può provare un bambino di fronte alla visione di fantasmi, e sapeva quanto fosse facile trasferire questa paura sul pubblico adulto. Tra i dettagli rivelatori del finale, il protagonista vestiva sempre allo stesso modo, e soprattutto non parlava mai direttamente con la moglie, la quale soffriva terribilmente per un distacco che poteva apparire una crisi coniugale, ma era in realtà dovuto alla prematura vedovanza (l'attrice era l'eccellente Toni Collette, che fu candidata per questa interpretazione al premio Oscar come migliore attrice non protagonista). Il fatto che molti abbiano voluto rivedere Il sesto senso per scoprire eventuali incongruenze ha contribuito ulteriormente al successo del film, che si è palesato alla fine come il più grande incasso di tutti i tempi nella categoria allargata ai thriller.
In un incontro con gli studenti della New York University, dove si è laureato pochi anni fa, Shyamalan ha confessato di aver avuto l'intuizione risolutoria della sua storia soltanto alla quinta stesura della sceneggiatura: rivelazione che può apparire persino sorprendente rispetto all'originaria evoluzione drammaturgica della storia. Il film deve infatti quasi esclusivamente a quella trovata il fatto di distaccarsi da una qualunque pellicola di routine. Il trionfo commerciale de Il sesto senso, seguito a pochi mesi dal successo di Stuart Little, del quale Shyamalan ha scritto la sceneggiatura, ha spalancato a questo giovane regista le porte del cinema hollywoodiano, nell'ambito del quale, tuttavia, egli ha mostrato di mantenere una propria, significativa originalità.
Ne è la conferma Unbreakable, lanciato negli Stati Uniti in occasione della festa del Ringraziamento con un trailer che prometteva allo spettatore un mistero simile a quello de Il sesto senso. La storia narra le vicende di un ex campione di football David Dunn (Bruce Willis), il quale è l'unico sopravvissuto al deragliamento di un treno in cui sono perite centotrentuno persone. Quando si risveglia sotto shock in ospedale, scopre di non essersi fatto neanche un graffio, come se fosse indistruttibile. La sua incredibile vicenda incuriosisce Elijah (Samuel Jackson), un personaggio misterioso e decisamente inquietante che invece sembra imprigionato in un corpo fragilissimo, pronto a fratturarsi al minimo urto. In due brevi sequenze, Shyamalan ci mostra il momento in cui quest'ultimo nasce con le gambe spezzate dai muscoli dell'utero materno, e un episodio della sua preadolescenza, nel quale la madre gli regala un fumetto per consolarlo sia del soprannome "Ragazzo di vetro" che dell'ennesima frattura. Da adulto, Elijah è un grande collezionista di fumetti d'autore, e gestisce con successo una galleria nella quale decide di vendere soltanto a chi ritiene sia in grado di apprezzare il valore della sua mercanzia. Egli è convinto che David sia il suo esatto opposto: in un primo momento sollecita un incontro chiarificatore con un biglietto allarmante ("Qual è l'ultima volta che sei stato male"2) poi comincia ad assediare l'esitante David, intrufolandosi nella vita della moglie in crisi Audrey (Robin Wright Penn) e del figlio Joseph (Spencer Treat Clark). Le sue idee portano la famiglia sull'orlo della tragedia (Joseph vuole mettere alla prova l'indistruttibilità del padre con un colpo di pistola), ma l'intuizione si rivela sorprendentemente esatta. Dopo aver incontrato Elijah, David scopre di possedere una forza sovrumana, e di avere la facoltà di indovinare gli istinti criminali di tutte le persone che tocca.
Shyamalan, che si ritaglia un piccolo ruolo come attore, e che riempie ancora una volta la sua storia di medici (è il mestiere di entrambi i suoi genitori), avvolge il personaggio in una immensa malinconia che lo stesso David non sa spiegare. È Elijah a costringerlo a rianalizzare il suo passato, e lo spettatore scopre insieme al protagonista che la fine della sua promettente carriera sportiva non è stata dovuta a un abbandono successivo a un grave incidente, ma a un atto d'amore: ha scelto la famiglia piuttosto che il successo. Quando finalmente David acquista piena coscienza della sua autentica realtà, Elijah lo invita a mettere a buon fine i suoi poteri, ed egli riesce a salvare due ragazze dalle mani di un maniaco. Nel momento in cui lo spettatore comprende che David è un vero e proprio supereroe, non diverso da quello dei fumetti, scopriamo che Elijah non è soltanto il suo opposto, ma anche il suo arcirivale, il suo complemento, la sua nemesi.
Soltanto allora Elijah si lascia toccare da David, e grazie a quel breve contatto scopriamo che è stato lui a sabotare il treno, ed è stato sempre lui a causare altre due recenti, terribili sciagure. Di fronte allo sconcertato David, Elijah confessa la tragedia di sapere di avere un ruolo tragico nella vita e di non comprenderne nello stesso momento il perché. Il villain viene quindi allo scoperto nel momento in cui il supereroe si accorge di non poter esitare di fronte alla missione alla quale è stato chiamato. Una scritta ci informa che David denuncerà Elijah per atti terroristici, mentre sentiamo quest'ultimo ricordare il soprannome da fumetto che gli avevano affibbiato i compagni di scuola.
Se il finale de Il sesto senso consentiva di rileggere l'intero film e di riapprezzarne i molti passaggi allusivi, quello di Unbreakable lascia una sensazione di irrisolutezza. Lo spettatore ha infatti più facilità ad accettare che un personaggio scopra di essere morto piuttosto che si tratti di un supereroe; inoltre, le ultime battute del film promettono più di quanto la stessa storia possa mantenere: l'eventuale riflessione sul ruolo e sulla maschera che si è condannati a portare necessitano di uno sviluppo svincolato dai meccanismi del genere. Senza voler scomodare Luigi Pirandello, si può pensare a La rosa purpurea del Cairo o allo stesso Il Padrino, nei quali Woody Allen e Francis Ford Coppola sono riusciti ad affrontare temi della massima profondità avvincendo il pubblico grazie a una libertà espressiva che non li hai mai vincolati ai meccanismi narrativi. Shyamalan ha dichiarato di considerare Unbreakable il primo episodio di una trilogia che vede i due personaggi contrapposti, ma l'esito commerciale del film, significativo, ma non travolgente come nel caso del Sesto senso, rischia di mettere a repentaglio un progetto che potrebbe acquisire un significato decisamente più compiuto.
La sensazione di irrisolutezza, e per molti versi di delusione, con cui si esce dal cinema dopo aver visto Unbreakable non deve tuttavia far passare in secondo piano i pregi del film. Oltre allo stile, che fa di Shyamalan un autore immediatamente riconoscibile, sono da apprezzare alcune intuizioni sviluppate in maniera originale e rigorosa. David è un supereroe riluttante, un personaggio malinconico simile al Superman della Fortezza della solitudine. Da buon supereroe che vive sotto identità segreta, la sua vita quotidiana è grigia, ma a differenza di quello che succede normalmente nei fumetti, anche ciò che lo circonda è avvolto nella mestizia. La scena nella quale il figlio vuole sparargli per mettere alla prova la sua indistruttibilità è un momento di grandissima efficacia: il realismo si fonde mirabilmente con il paranormale e l'intera sequenza potrebbe tranquillamente appartenere a un film di genere diverso e dalle diverse ambizioni.
Ugualmente mirabile è la descrizione del rapporto tra padre e figlio: grazie a poche, efficaci pennellate capiamo quanto il piccolo sia angosciato dall'idea che i genitori si separino e che il padre se ne vada a vivere da solo a New York. Il rapporto trova un suo sigillo nello sguardo ammiccante con cui David, dopo il suo ultimo gesto eroico, comunica in segreto con Joseph: quello sguardo sorridente e insieme angosciato appartiene sia al mondo dei fumetti sia a quello dell'aurea mediocritas. In Unbreakable, Shyamalan suggerisce la chiave dell'enigma sin dalle scritte che precedono i titoli di testa nelle quali parla della diffusione dei fumetti, e sposta leggermente l'angolazione epifanica rispetto al finale de Il sesto senso: prima di chiedersi cosa stia succedendo, lo spettatore si chiede perché, ed è portato a farsi la stessa domanda anche riguardo alla reale entità del protagonista, del quale è rivelata questa volta sin dall'inizio l'anormalità. Da buon supereoe, David ha un punto debole (l'acqua) e un nemico con un nome profetico e un soprannome a due dimensioni. Shyamalan dimostra di non avere paure politically correct e sceglie un afroamericano per il ruolo del cattivo. In obbedienza ai codici dei fumetti, connota quest'ultimo con un handicap di origine, e gli attribuisce grande intelligenza e notevole carisma.
L'aspetto meno originale del film è quello relativo al potere del protagonista di individuare gli istinti criminali delle persone con cui viene in contatto fisico: nonostante sia sviluppata in maniera alquanto suggestiva, si tratta di un'idea presente già nella Zona morta di Stephen King, mirabilmente adattata sullo schermo da David Cronenberg. La sequenza della liberazione delle ragazze ha una cupezza decisamente spettacolare e delle notevoli soluzioni registiche, eppure si ha l'impressione che Shyamalan stia percorrendo un territorio che non è quello in cui può dare i frutti migliori. Si tratta inoltre di un sottofinale che precede una rivelazione non del tutto soddisfacente; non può non tornare alla mente l'intuizione di Jorge Luis Borges secondo cui ´la soluzione del mistero è sempre inferiore al mistero. Questo partecipa del soprannaturale e finanche del divino; la soluzione, del gioco di prestigio3.
1 Un nuovo film dall'assunto paranormale, con il quale M. Night Shyamalan sfida ancora una volta lo spettatore appassionato del genere
2 Unbreakable lascia una sensazione di irrisolutezza. Lo spettatore ha infatti più facilità ad accettare che un personaggio scopra di essere morto piuttosto che si tratti di un supereroe.
3 Shyamalan dimostra di non avere paure politically correct e sceglie un afroamericano per il ruolo del cattivo.
ANTONIO MONDA insegna sceneggiatura e regia presso il Film Department della New York University e collabora alle pagine culturali della Repubblica.
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